<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5708314046372001827</id><updated>2011-07-30T23:44:33.117+02:00</updated><title type='text'>bacchico</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://zdravodaste.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zdravodaste.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Ste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15353539648996243381</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>17</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5708314046372001827.post-7140577463564068318</id><published>2009-12-30T13:34:00.005+01:00</published><updated>2009-12-30T13:41:59.500+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;span style="font-size:130%;"&gt;BELLA, MAE’!…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono persone che, dopo essere state massacrate da una visione della vita troppo ‘romantica’, diventano ciniche (almeno agli occhi del mondo). Anch’io tengo a distanza tutto ciò che sembra troppo sdolcinato, e cerco di non esternare più affetto di quello che mi sembra necessario, anche e soprattutto per non svilirlo o banalizzarlo. E detesto apparire ‘sentimentale’. Perché questa premessa? Perché ho letto un libro che mi costringe a lasciarmi un po’ andare ad un atto di affetto profondo, che rimandavo da tanto tempo. Ci sono libri che, in effetti, cambiano la vita, anche per me ce ne sono stati: ‘Il lupo della steppa’, ‘Illusioni’, ‘Un uomo’…. Stavolta è stato ‘Aprire su Paideia’; me l’aveva regalato uno degli autori più di un anno fa, ma evidentemente dovevo leggerlo proprio in questo periodo. L’ho letto per un concorso (altra coincidenza?), m’ha fatto riflettere sulla chiave di tutto il nostro educare e del nostro vivere. Ho capito, o me lo sono ricordato, perché non mollerò mai. Perché, almeno nel degradato, soprattutto umanamente, ambiente scolastico (ma è solo l’esempio di quanto avviene fuori), riesco a sopportare “gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna”, e anche tutte quelle cose che, meglio ancora di Shakespeare, fa dire Stefano Benni al personaggio di un suo romanzo:&lt;br /&gt;“Mi rimane solo questo, maestro, questa dignità che è così poca ma basta a fare abbassare il loro sguardo, e questa è la strada, maestro, in cui io non trovai alla fine la mitezza che tu insegnavi. E chi difenderà ora le offese fatte a chi non può difendersi, e l’ordine al soldato impaurito e il dolore cancellato o deriso, porci servi di servi assassini ogni volta che siete cinici e parlate di realismo e siete egoisti e lo chiamerete buonsenso e grondate indignazione per i crimini altrui mentre ogni giorno preparate i vostri con cura, grazie dio perché uccido e non sento più nulla, ma io sento tutto e così ecco la mia strada buia, allora a me sì ma a Leone no, non dovevate farlo e neanche a Lucia, non vedete la crepa nel muro, le figure nella polvere, non si può sopportare tutto questo, dio dio come sei lontano da me, dio, non si può uccidere una persona così, questo cambia il mondo per sempre”.&lt;br /&gt;Chi difenderà le offese? Soprattutto, da educatori, chi insegna davvero a difendersi dalle offese? Chi si preoccupa davvero di insegnare, tra le tabelline e la grammatica, a difendersi dalle offese della vita e del mondo? Quelle della vita sono inevitabili, quelle del mondo si potrebbero evitare, almeno in parte. Insegno a tutte le alunne e a tutti gli alunni, prima o poi, il motto “la vita è dura ma noi di più”, se lo ricordano quasi tutte/i anche dopo molti anni. Magari a qualcuna/o è servito. Ma cosa è servito davvero, cosa servirebbe davvero per fornire dello scudo, oltre che della spada, tutti questi esseri che abbiamo davanti e che pensano davvero che gli potremo essere d’aiuto? Questo libro che ho ‘dovuto’ leggere, m’ha spiegato cose che in fondo avvertivo ‘a pelle’. ‘Aprire su Paideia’ parla di chi ti cambia la vita solo per il suo ‘essere’ umano, perché mette quello, soprattutto quello, nel rapporto con chi educa, ed è per questo che è ricordato, non per aver insegnato qualche disciplina. Perché ha aiutato ad affrontare e capire un po’ meglio la vita, e forse l’ha capita meglio anche lui.&lt;br /&gt;“Bella, mae’!” ; ###, l’ex alunno che mi saluta come un amico passando col motorino mentre io esco dal garage con la macchina. “Bella, ###!”, rispondo.&lt;br /&gt;Quella che incontro e che deve fare l’esame di guida, io invece devo farne uno da supervisore all’università. Tutti e due con un po’ di tensione pre-esame. Lei ha lo stesso sorriso di quando faceva le elementari.&lt;br /&gt;Sono due, tra le/i tante/i, non potrei smettere di scrivere se parlassi di tutte/i, perché me li ricordo tutte/i, ricordo cose che loro avranno dimenticato. E gli scambi su Facebook, che tante volte neanche coi miei amici…&lt;br /&gt;La campionessa di kickboxing, che ‘qualcuno’ stava per massacrare da piccola in nome della ‘buona educazione’, e che mi ricorda sempre quanto siamo stati fortunati a incontrarci (anch’io, anch’io, ###...).&lt;br /&gt;Quella che, ancora qualche anno dopo la fine della scuola mi rimproveravano che fosse la mia preferita, ed era solo quella che mi somigliava di più come carattere. E che poi, anni dopo, “Creonte aveva ragione”!&lt;br /&gt;Quelle/i che vengono a trovarmi a scuola e rassicurano i miei alunni, e soprattutto le mie alunne, “anche a noi diceva che eravamo tutte cozze”.&lt;br /&gt;Quello che, per quattro anni, ho avuto il dubbio se avessi sbagliato a fidarmi (mentre altre ‘educatrici’ mi suggerivano di stroncarlo, manco fosse un serial killer), e che adesso “Mae’ tu per aprirmi la testa sei stato fondamentale”. Ho fatto bene a fidarmi, poi viene a trovarmi con la sciarpa della Magica Roma, è cresciuto bene…&lt;br /&gt;Quelle che facevo arrabbiare fingendo di non credere che scrivessero poesie così belle, “su, tira fuori il libro dove l’hai copiata!” – “Mae’, il libro non c’è!!” (poi abbiamo pubblicato le ‘Poesie del libro che non c’è’, naturalmente).&lt;br /&gt;Quello col quale mi sono comportato peggio del sergente di Full Metal Jacket (con finale diverso per mia e sua fortuna) perché non trovavo più altre soluzioni per tirarlo fuori da un china pericolosissima…&lt;br /&gt;Quella che per anni mi ha lasciato lettere e poesie nella cassetta delle lettere, che conservo tutte (conservo tutti gli scritti, prima o poi dovrò cambiare casa).&lt;br /&gt;Quelli che m’hanno visto sotto shock perché m’era arrivato un sms non proprio gradito (la faccia perplessa di ### che aveva appena risolto un problema alla lavagna: “Mae’… il problema?”. Io, pallidissimo e completamente ‘fuori’: “Quale problema?...”).&lt;br /&gt;Quella che imitava (terribilmente bene) tutte le mie fidanzate (vere, presunte o spesso solo attribuite), attaccandosi un cartellino col nome della prescelta e chiedendo con sguardo intrigante di farsi interrogare…&lt;br /&gt;Quelli che, preso dalla commozione mentre parlavo dell’amicizia, prendendo ad esempio un episodio meraviglioso con un mio amico scomparso, hanno finto di credere che m’era entrato davvero un moscerino nell’occhio, quando mi sono assentato un attimo…&lt;br /&gt;E i drammi, i dolori, quelli che gli adulti considerano ‘seri’ (separazioni, lutti, ecc…) e quelli che considerano ‘poco seri’ (innamoramenti, litigi con gli amichetti). Io non sono mai riuscito a distinguere molto, ho finito per pensare che il dolore è sempre dolore, mai ‘poco serio’. E per non sbagliare, ho rispettato e cercato di prendere sul serio, e di asciugare se potevo, tutte le lacrime, fregandomene se fossero dovute a cose ‘serie’ o ‘non serie’.&lt;br /&gt;Quella che, mentre facevo lezione e parlavo dei sentimenti, cominciò a lacrimare. “Mae’, te capisco perché so stata appena mollata…”. Quel giorno ho smesso di fare lezione, e abbiamo parlato.&lt;br /&gt;L’unica lezione che vorrei fare davvero bene, quest’anno, con le mie studentesse e gli studenti universitari future/i insegnanti, è proprio quella di capire che razza di categorie malsane continuiamo a mantenere nella scuola (e nella vita).&lt;br /&gt;E ancora…&lt;br /&gt;Ancora niente, magari aggiornerò l’elenco un po’ per volta, perché i ricordi sono davvero tanti, e i volti pure, quelli che vedo adesso ‘cresciuti’, e quelli che non vedo più. ‘Non vi conto più’ , dice Vecchioni, ma un giorno lo farò, proverò a scrivere un libro su tutti loro. O forse no, non ce la farei, solo un poeta bravo davvero potrebbe fissare i ricordi di qualcosa che è stato ed è così vivo.&lt;br /&gt;Non ho mai pensato agli alunni come a dei figli, ma come a dei compagni di viaggio. Futuri amici, ecco, secondo la più alta idea d’amicizia, quella di Aristotele: l’amicizia che ‘o trova simili o rende simili’. Noi non eravamo simili, non c’è mai amicizia possibile se uno ha il potere e l’altro no. E io avevo il potere dell’insegnante (che tante/i maledette/i usano peggio dei criminali). Ora che, rispetto a loro, non ho più quel potere, posso pure andare a farmi una birra con loro o scherzare alla pari. Anche se loro continuano a chiamarmi maestro…ma posso sopportarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E finalmente grazie, ve lo dico come augurio di buon anno e buona vita, vi voglio bene a tutte/i… mie e miei alunne e alunni, ed ex, e quelle/i che adesso sono su Facebook, e quelle/i che ancora devono andare alle medie: le mie e i miei attuali lupette e lupetti (che cercano continuamente di contattarmi su Messenger, non gli basta il reciproco tormento scolastico). La vera comunità educativa siete voi.&lt;br /&gt;Vi saluto da zingaro (ho scoperto che forse, sotto sotto, è una mia aspirazione):&lt;br /&gt;Per il cuore che vi ho dato.&lt;br /&gt;E per quello che mi avete dato voi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stefano&lt;/span&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 318px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5421007861527251586" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SztJ7abuioI/AAAAAAAAAN4/aCHkcprrQE4/s400/piuma.jpg" /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5708314046372001827-7140577463564068318?l=zdravodaste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zdravodaste.blogspot.com/feeds/7140577463564068318/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5708314046372001827&amp;postID=7140577463564068318&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/7140577463564068318'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/7140577463564068318'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zdravodaste.blogspot.com/2009/12/bella-mae-ci-sono-persone-che-dopo.html' title=''/><author><name>Ste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15353539648996243381</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SztJ7abuioI/AAAAAAAAAN4/aCHkcprrQE4/s72-c/piuma.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5708314046372001827.post-4811924648683926155</id><published>2009-09-07T14:58:00.003+02:00</published><updated>2009-09-07T15:01:01.686+02:00</updated><title type='text'>Ciao Maurizio. Ciao compagno, fratello, amico, poeta.</title><content type='html'>&lt;div&gt;Eravamo in parecchi, in quel periodo, a scrivere poesie. Qualcuno era anche stato gratificato del titolo di ‘poeta’; un poeta da battaglia, che scriveva sia sulle vicende drammatiche, che avevano portato ai licenziamenti della Contraves, e poi al presidio, durato per anni, con quel gruppo di persone là fuori, davanti alla fabbrica, a ricordare alle anime belle, e a quelle un po’ più sporche, che la crisi non poteva essere pagata da padri e madri di famiglia.&lt;br /&gt;Tutto questo ormai è storia, ed un pezzo di quella storia stanotte è andato via. Mi piacerebbe pensare che ha raggiunto Francesco Babusci, partito un po’ prima, e naturalmente Maddalena, la sua compagna di vita. Se il paradiso è un’invenzione, è in questi momenti che se ne comprende l’esigenza. Perché mai, come adesso, vorremmo pensare che quel grande cuore di Maurizio Conte, ‘Bud’ per gli amici, i compagni e i fratelli, batta ancora in qualche modo, in qualche forma. Però, Maurizio, il paradiso lo voleva sulla terra, soprattutto per gli sfruttati, per gli ultimi, e lottava per questo. L’ha fatto soffrendo, contro nemici e contro presunti amici, ma è il destino di ogni anima grande. Lui, che veniva da DP, affermava con fierezza di essere un ‘aspirante comunista’, perché aveva rispetto per un’idea che molti ‘comunisti’ usavano come ornamento o come giustificazione, o pretesto. Si condivideva, con Maurizio, l’orgoglio di essere l’ala più ‘libertaria’ (o ‘freak’ come dicevamo scherzando) del gruppo. Non perché le analisi politiche di Maurizio fossero meno lucide di altri, ma perché partivano dalla persona, dall’uomo, non dall’economia (una lezione che i sindacati hanno dimenticato da tanti anni, le ultime notizie di prossimi accordi tra confindustria e sindacati ne sono ulteriore evidenza).&lt;br /&gt;Non ricordo tutte le poesie di Maurizio, so che i ricordi arriveranno uno dopo l’altro, a pezzi. So che ho guardato le fotografie che ho a casa, in un pannello attaccato alla parete con alcuni momenti significativi del mio passato. In quel pezzo di storia che riguarda quegli anni della fabbrica, nelle foto lui c’è sempre, una foto davanti al Presidio bruciato per la settima volta da ‘ignoti’, un’altra durante le feste organizzate davanti alla fabbrica per far venire la gente, le famiglie senza più uno stipendio. E quella poesia per la festa della donna, quando volantinammo distribuendo mimose alle operaie e impiegate che entravano mentre noi eravamo ancora là fuori. Altri ricordi arriveranno. Non so se esiste un paradiso per chi ha lottato e per chi ha combattuto per i poveri, per gli ultimi, per la gente sfruttata. Nell’attesa, Maurizio, sei nel nostro cuore e nella nostra anima. Ciao compagno, fratello, amico, poeta. Per te, in questo momento, non ce la faccio a scrivere una poesia. Posso solo spezzare la penna e abbracciarti.&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 372px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5378709249691525826" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SqUDkKH4osI/AAAAAAAAANw/biQgyvewD48/s400/03-19910614c.jpg" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5708314046372001827-4811924648683926155?l=zdravodaste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zdravodaste.blogspot.com/feeds/4811924648683926155/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5708314046372001827&amp;postID=4811924648683926155&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/4811924648683926155'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/4811924648683926155'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zdravodaste.blogspot.com/2009/09/ciao-maurizio-ciao-compagno-fratello.html' title='Ciao Maurizio. Ciao compagno, fratello, amico, poeta.'/><author><name>Ste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15353539648996243381</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SqUDkKH4osI/AAAAAAAAANw/biQgyvewD48/s72-c/03-19910614c.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5708314046372001827.post-1257095481472877241</id><published>2009-07-25T18:55:00.043+02:00</published><updated>2009-07-26T13:01:39.016+02:00</updated><title type='text'>Sinfonia per cori ortodossi e lacrime. (Kosovo, parte seconda).</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtCvhZbZOI/AAAAAAAAAKg/_7GG8sMV7Zg/s1600-h/bozur12.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362453165501015266" style="WIDTH: 244px; CURSOR: hand; HEIGHT: 251px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtCvhZbZOI/AAAAAAAAAKg/_7GG8sMV7Zg/s320/bozur12.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il bozur, fiore tipico del Kosovo&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Se il viaggio precedente aveva nel ricordo, come sottofondo, le note e le parole dei CSI, questo secondo viaggio ha una musicalità diversa, e vissuta. E’ la musica delle voci dei monaci di Decani, e quella del pianto di Jordanka, che è venuta con noi in Kosovo insieme alla più piccola delle sue quattro splendide figlie, a rivedere la sua terra e quella casa nella quale vissero solo sei mesi, col marito (scomparso successivamente) e le cinque figlie (il destino avrebbe colpito anche la più grande di loro). I suoi dodici ettari di terra in Kosovo, di fatto, non le appartengono più; qualcuno ci ha anche costruito, naturalmente senza chiederle il permesso. La casa è completamente distrutta; la lasciarono fuggendo in fretta e furia, insieme a migliaia di altre famiglie di serbi (a proposito di pulizie etniche). In questo viaggio straziante, ma in qualche modo inevitabile, Jordanka ha potuto anche piangere sulla tomba del nipote, ammazzato a 18 anni dai ‘liberatori’. E io non ho potuto fare a meno di documentare e fotografare anche quei momenti, quella disperazione, quell’abbraccio e quelle lacrime, e le sue parole sulla lapide del cimitero serbo all’interno del Kosovo indipendente. Ma sono documenti, foto e storie che non riporterò in questo contesto, per motivi che a me sembrano scontati: perché il rispetto per l’essere umano viene prima di qualunque diritto di cronaca (cosa che non impareranno mai, certe squallide figure di famose trasmissioni nostrane), e poi, perché voglio bene a Jordanka e alle sue figlie, e raccontare certe storie, certi dolori atroci, senza mancare di rispetto o banalizzare, forse è anche possibile, ma servirebbe un poeta, di quelli bravi, di quelli veri. Io non me la sento. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;b&gt;13 luglio&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtDRLQCnjI/AAAAAAAAAKo/gpZ1YfSDzt0/s1600-h/PIC_0107.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362453743671615026" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtDRLQCnjI/AAAAAAAAAKo/gpZ1YfSDzt0/s320/PIC_0107.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;Il viaggio per riaccompagnare i ragazzi a Kraljevo è stato più faticoso dell’andata. Colpa del torneo di calcio organizzato due giorni prima alla cooperativa Capodarco (Grottaferrata), per chiudere in bellezza le vacanze romane dei ragazzi. Ne siamo usciti tutti coi muscoli a pezzi (e le gambe massacrate dai pappataci). Un viaggio lunghissimo (circa 24 ore, quando in macchina sono 17) perché Rade rispetta le regole, la velocità massima consentita e le soste. Malgrado la durata estenuante, restiamo più d’uno con l’amaro in bocca per non aver saputo come va a finire il film jugoslavo proiettato dal monitor del pullman (ritroveranno la bella Galina, i nostri eroi? Mah…). &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;14 luglio&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;All’arrivo, in mattinata, feste dei familiari in attesa, momenti di commozione e doni (io mi ritrovo tra le mani una grande bottiglia di ‘zrno vino’ (‘vino nero’). Poi, una delle famiglie, ci invita ad andare a visitare la casa che hanno comprato e che stanno sistemando; c’è molta terra da coltivare, intorno (ed anche lo spazio per un campo di calcetto, lo notiamo subito io e Alessandro).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;A casa di Novka, la prima rakja. E naturalmente, si pranza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;La seconda rakja la beviamo a casa del nostro autista, una bella famiglia. Ci organizziamo per andare in Kosovo domattina; stavolta viaggeremo più comodi, andremo con un Ducato e ci accompagnerà anche il nipote, che conosce bene le strade e approfitterà per andare a trovare i parenti rimasti lì. Ceniamo da Jordanka e figlie. Basterebbe il ricordo di tutta quella carne squisita, a digiunare per una settimana; passiamo una serata piacevolissima, riscaldati, stavolta, più che dalla grappa, dall’amicizia e dall’affetto. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtDhcLLVzI/AAAAAAAAAKw/CDYwECy4nJU/s1600-h/DSCN1756+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362454023092524850" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtDhcLLVzI/AAAAAAAAAKw/CDYwECy4nJU/s320/DSCN1756+%5B800x600%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtDsC8ROOI/AAAAAAAAAK4/N-D2nwgo4jE/s1600-h/DSCN1759+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362454205297670370" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtDsC8ROOI/AAAAAAAAAK4/N-D2nwgo4jE/s320/DSCN1759+%5B800x600%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;15 luglio&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Si parte in mattinata, otto persone comprese Jordanka e la figlia Beba, che era piccola quando fuggirono.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il solito paesaggio aspro e verde; alla nostra sinistra scorre il fiume Ibar. Bellezze naturali davvero poco sfruttate: su di un monte, in lontananza, osserviamo i resti di una castello antico, che potrebbe essere meglio valorizzato. Ma la Serbia è fuori da tutto, anche dal turismo, e precedenti tentativi di dare qualche impulso all’organizzazione del turismo, e della valorizzazione delle tante risorse, ha portato alla consapevolezza che, per loro stessa ammissione, c’è un ritardo organizzativo e strutturale di almeno vent’anni. Mentre Beba osserva il castello, è impossibile, per quanto un po’ scontato, non pensare ad una principessa partecipe di questo incantesimo malevolo, che avvolge da sempre tutto il Paese. Certo, nelle fiabe, l’incantesimo alla fine si spezza, ma qui siamo nella dimensione della tragedia, e le cose sono un po’ più complicate.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtETtyA5EI/AAAAAAAAALA/nTlO7L9wjCQ/s1600-h/DSCN1765+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362454886812279874" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtETtyA5EI/AAAAAAAAALA/nTlO7L9wjCQ/s320/DSCN1765+%5B800x600%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;Ci fermiamo da una famiglia per lasciare i soldi di un sostegno a distanza, e poco dopo, di nuovo, attraversiamo, a Mitrovica, il ponte che separa. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtFTxYCVYI/AAAAAAAAALQ/V94Cd5JnJ_g/s1600-h/PIC_0202.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362455987288692098" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtFTxYCVYI/AAAAAAAAALQ/V94Cd5JnJ_g/s320/PIC_0202.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ma prima ci fermiamo all’ospedale, a trovare una bambina, malata terminale, che usufruisce del sostegno di una delle volontarie del gruppo. Anche su questo, per rispetto, è opportuno non commentare. Di quel male, che si sta portando via tanta gente, compresi nostri militari, tutti sapevano le cause, e questo non ha impedito di bombardare ad uranio impoverito tutti quanti, compresi quelli che, a chiacchiere, si doveva ‘liberare’. Tutto contaminato, tranne quella parte di terreno dove è stata costruita la grande base militare statunitense. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtFw4jH5MI/AAAAAAAAALg/TbBOom-XwpY/s1600-h/MOV009_20090724192146.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362456487430448322" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtFw4jH5MI/AAAAAAAAALg/TbBOom-XwpY/s320/MOV009_20090724192146.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Alessandro cerca di organizzare il percorso; chiama Padre Andrej per la visita al monastero di Dečani, ci dicono che alle ore 18 ci sarà una funzione, e sarebbe bello assistervi. Poi, una telefonata a madama Dobrila, per la visita al patriarcato di Peć. Osserviamo le moschee, una delle quali in costruzione, passando per Novi Pasar; a destra, c’è la strada per il Montenegro. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtGvupmmbI/AAAAAAAAALo/OYVp9GfqEcU/s1600-h/DSCN1799+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362457567105030578" style="WIDTH: 240px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtGvupmmbI/AAAAAAAAALo/OYVp9GfqEcU/s320/DSCN1799+%5B800x600%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Più avanti, incontriamo due cortei nuziali, in perfetto stile jugoslavo: corteo di macchine, in fondo un camioncino scoperto, con una banda che suona, come nei film di Kusturica e, davanti, la macchina che apre il corteo con la bandiera nazionale. E’ un po’ strano vedere, per la prima volta in un frangente simile, la bandiera kosovara; una sensazione ancora più irreale quando, il corteo successivo, ci viene incontro con la bandiera dell’Albania.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Quando arriviamo a Dečani sono le 16. Passiamo dai soldati italiani, cui affidiamo i passaporti, e veniamo accolti dai monaci con la consueta gentilezza. Accendo, seguendo il tradizionale rituale, dei ceri negli spazi appositi: in basso per i morti, in alto per i vivi. Rivisitiamo, per la seconda volta questo mese, la storia del monastero, con Beba che fa le prove da traduttrice (e se la cava benissimo). Per una volta, tra le icone che compro per portarle agli amici, ne prendo una per me, che rappresenta l’icona, presente in questo monastero e credo sia unica, di Cristo con la spada. La spada che, ci spiega uno dei monaci, rappresenta “nessun compromesso con la Verità e la Giustizia”. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtT7wq07jI/AAAAAAAAANo/e-PVL0tp-UM/s1600-h/DSCN1828+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362472067456626226" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 240px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtT7wq07jI/AAAAAAAAANo/e-PVL0tp-UM/s320/DSCN1828+%5B800x600%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Anche stavolta saliamo nella lunga terrazza che fa da refettorio e beviamo, invece della rakija, il vino nero, mentre Jordanka sfoglia con uno dei monaci il registro, alla ricerca del suo nome: in questo monastero ha ricevuto la cresima.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Un monaco fa i tre giri intorno al monastero, battendo su un asse di legno; è il segnale che ci si deve preparare per la funzione. I monaci entrano per primi, noi subito dopo. Qui, come direbbe il filosofo, si dovrebbe tacere, perché è difficile riportare la suggestione di queste atmosfere, del rituale dove la lettura dei testi sacri si accompagna alle melodie e alle sfumature delle sonorità delle voci dei monaci (non c’è coinvolgimento della gente, che assiste), tra il profumo dell’incenso e i gesti in sincronia con le parole del testo. Come sempre, ho finito per dire anche troppo, ma l’esperienza andrebbe vissuta. In particolare, si dovrebbe vivere il giovedì, quando, ci spiegano, c’è una funzione cantata dove per l’occasione viene aperta la tomba di Stefano Re. Anche stavolta ci regalano qualcosa, ed è proprio il libro del Santo Re Stefano di Dečani, ed anche un cd (che ci invitano a copiare) dove c’è l’intera funzione cantata.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtHUsVDbBI/AAAAAAAAAL4/lPYUbwSeqRc/s1600-h/DSCN1821+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362458202137127954" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtHUsVDbBI/AAAAAAAAAL4/lPYUbwSeqRc/s320/DSCN1821+%5B800x600%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ripartiamo con ancora la suggestione di quella polifonia profumata d’incenso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Passiamo davanti al Villaggio Italia, la base militare a Belo Polje, scartando l’idea di fermarci perché il tenente colonnello della volta scorsa non ha ancora risposto alla mail di Alessandro, che richiedeva un incontro. Davanti alla base c’erano due ettari di terra, di proprietà del nostro accompagnatore. Su questa terra, che nessun diritto internazionale lo aiuterà a recuperare, ora ci sono i negozi, costruiti per commerciare con i militari della base. La sua terra.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;A casa del nostro amico poliziotto, dove eravamo stati ospitati la volta scorsa, ritrovo il marsupio che avevo dimenticato, cui tenevo in particolare perché m’aveva accompagnato in un’altra missione, in Iraq. Arriva la telefonata del tenente colonnello: per questa volta non ce la faremo ad incontrarlo. Incontriamo invece una grappa a 54 gradi davvero notevole, e ceniamo con i soliti, giganteschi e ben farciti, panini coi ćevapčići. Prima di andare a dormire, c’è ancora il tempo per discutere sul ‘falso storico’ della birra che ora chiamano Peja… e sulla scritta dell’etichetta: ‘dal 1971’. Ma nel 1971 birra da queste parti aveva un altro nome ed era di fabbricazione serba. &lt;i&gt;Damnatio memoriae&lt;/i&gt; applicata anche alle bevande. Io, comunque, continuo a preferire la mitica Jelen Pivo (birra del cervo).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtHIJpP5zI/AAAAAAAAALw/mE0M0oL2lxQ/s1600-h/DSCN1761+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362457986668160818" style="WIDTH: 240px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtHIJpP5zI/AAAAAAAAALw/mE0M0oL2lxQ/s320/DSCN1761+%5B800x600%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;16 luglio&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;“Leptir”, farfalla in serbo; ce n’è una sopra un fiore, la mattina, quando andiamo a salutare chi ci ha ospitato, e a pagare il disturbo. Il nome mi torna spontaneo, ricordando gli origami che componevo nel 2000, coi bambini appena arrivati dal Kosovo, durante un campo di lavoro… Beba mi gratifica con un ‘bravo!’. La moglie del nostro ospite ci ha preparato una ‘pita’ (altro buonissimo cibo di queste parti) per il viaggio; per i soldi, Beba ci traduce la richiesta: “Voi aiutate gente, voi buona gente, quello che volete dare va bene”. Lasciamo 60 euro facendo due conti, mentalmente, sulla volta scorsa quando eravamo solo in due. E’ bello e incredibile, quanta comunicazione autentica possa trasmettersi, quando il vocabolario è scarso; come se restassero le parole essenziali, e quindi anche i concetti essenziali, e si rischiasse minor fraintendimento: ancora una lezione dall’oriente; dopo gli origami, gli haiku giapponesi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Quando siamo nei pressi del cimitero sono circa le 10,30, e Jordanka balza letteralmente dal pulmino correndo attraverso la strada. Le andiamo dietro in silenzio, e lasciamo che sfoghi il suo dolore sulla tomba che rivede dopo tanto tempo. Il cimitero è accanto alla strada; sulle tombe, come d’usanza, tazzine di caffè, bottiglie di grappa e altro. Come nel kolo, gli spiriti sono partecipi delle usanze dei vivi, e si può bere idealmente con loro, sulla tomba (del retaggio mai disconosciuto dai serbi con le origini pagane ho detto nella prima parte di questo doppio viaggio). Alcune tombe hanno la croce cristiana, altre hanno la stella comunista. Altre ancora le hanno entrambe. Ci sono le foto di marito e moglie; a volte, sotto una delle due foto, non c’è la data del decesso, semplicemente perché non è ancora avvenuto… ma intanto la tomba è pronta per quando sarà il momento. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtJz0qMMkI/AAAAAAAAAMQ/E_cLRD2Jicc/s1600-h/DSCN1894+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362460935972467266" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtJz0qMMkI/AAAAAAAAAMQ/E_cLRD2Jicc/s320/DSCN1894+%5B800x600%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Un albero antichissimo sovrasta l’entrata al cimitero, vicino ad una capanna altrettanto antica. Di fronte, una fontanella dedicata con tanto di foto (come si usa) a due fratelli uccisi dai terroristi. E questo è tutto, come mi ero ripromesso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtJf6EtquI/AAAAAAAAAMI/mY7cfrr7gfM/s1600-h/DSCN1886+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362460593828506338" style="WIDTH: 240px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtJf6EtquI/AAAAAAAAAMI/mY7cfrr7gfM/s320/DSCN1886+%5B800x600%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Nel villaggio di Goraždevac, il primo visitato la volta scorsa, c’è stavolta anche una bandiera del nuovo Kosovo. E una piazzetta chiamata Piazza Italia che non avevamo visto. Ci fermiamo ad una specie di bar, ricordando anche la promessa fatta al figlio del nostro autista, di comprargli una bottiglia di ‘Skanderbeg’. Per chi non lo ricordi, Skanderbeg (in questo caso si tratta di un brandy albanese) è anche il nome di un eroe albanese del 1400, ‘difensore della cristianità’. La &lt;i&gt;damnatio memoriae&lt;/i&gt; non fa parte, sembra, del codice genetico dei serbi. Al contrario, sembra applicata loro dal resto del mondo: il loro nome sta per essere cancellato, perfino dai monasteri dove si è fondata la parte forse più intensa della loro identità. Mentre in Montenegro, mi racconterà poi Vladimir, la lingua serba continua ad essere parlata e insegnata, solo che adesso si chiama ‘lingua materna’, anche alle superiori. E, si dice ma non ho conferma, che qualcuno voglia estirpare il &lt;i&gt;bozur&lt;/i&gt;, fiore tipico del Kosovo, legato alla memoria storica dei serbi e della battaglia del 1389. Nel frattempo, Jordanka, più serena, dopo aver contattato una signora del luogo che si occuperà per lei di curare le tombe, ci compra delle bottiglie di brandy… made in Croazia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Lasciamo il posto, dalla strada possiamo vedere parchi con piscina, case con lapidi e bandiera serba, case in costruzione con bandiera albanese, e lapidi sul ciglio della strada con la stessa bandiera albanese, però a contrassegnare i morti dell’Uck, rappresentati con mimetica e mitra in mano.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtKG-ndVLI/AAAAAAAAAMY/mGvrSELyByo/s1600-h/DSCN1907+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362461265062876338" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtKG-ndVLI/AAAAAAAAAMY/mGvrSELyByo/s320/DSCN1907+%5B800x600%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Una grazia di Dio…&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Con le mani sporche di quello che sembra sangue, ma è solo mirtillo, l’albero piantato da San Sava in persona qui al patriarcato di Peć, attendiamo il colloquio con madama Dobrila. Non visiteremo il monastero, stavolta, ma parleremo, a lungo, di storia e di quello che possiamo ancora fare; perché a lei interessa sapere cosa possiamo o vogliamo fare per i serbi che restano in Kosovo, non solo per quelli che sono dovuti fuggire. Mentre attendiamo, Beba si fa fotografare con un soldato italiano (credo sia un dispettuccio alla sorella più grande), mentre altri militari vanno a salutare con enfasi e grande confidenza madama Dobrila, elegantissima col suo cappellino per ripararsi dal sole. Io cerco di catturare immagini di pura bellezza tra fiori, corsi d’acqua e verde, ma so che rivedendole non renderò l’idea neanche per un infinitesimo. &lt;/span&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtK94sYzjI/AAAAAAAAAMg/E9wrlN65xcs/s1600-h/20090716pec.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362462208365743666" style="WIDTH: 427px; CURSOR: hand; HEIGHT: 136px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtK94sYzjI/AAAAAAAAAMg/E9wrlN65xcs/s320/20090716pec.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il colloquio si svolge all’aperto, e andrebbe riportato per intero anche stavolta. Ma alcune cose mi rimangono impresse: il grande impegno di madama Dobrila perché i serbi siano aiutati a rimanere in Kosovo, perché non svanisca l’identità serba (gli USA, dice, hanno promesso milioni di dollari per il ritorno a Osan, ma poi non si è visto nulla). Critica i tentativi di armonizzare le due etnie annullando le differenze: due persone con le quali ha appena finito di parlare proponevano lavori congiunti tra donne albanesi e serbe… ma per Dobrila è un esperimento già tentato da Tito, e non crede si possa convivere pacificamente annullando o ignorando le differenze, ma comprendendole e riconoscendole reciprocamente. Ecco perché non ha particolare entusiasmo per chi, da cattolico, voglia abbracciare la religione ortodossa: ognuno ha la sua religione, frutto di una tradizione e di una cultura che non può essere semplicemente dimenticata. Ecco perché è indignata da quei serbi che non ricordano nulla della loro storia, studenti che visitano il patriarcato ignorando la sua identità ma soprattutto, cosa che ritiene imperdonabile, professori, anche di teologia, che ne sanno ancora meno. Penso a come sarebbe bello poter portare questa signora a parlare da noi all’università, ancora più bello portare qui studentesse e studenti… magari dopo aver assistito alla funzione cantata del giovedì a Dečani. Non so se madama Dobrila apprezzerebbe la mia ricerca laica di comprendere una religiosità svincolata dalla fede e dalle scritture, ma sono sicuro che sarebbe affascinante discuterne. Tra le tante cose da riportare, ancora un paio: la cartina, che lei aveva chiesto agli americani per individuare le enclavi serbe, che manca del confine tra Kosovo e Albania. Ma soprattutto, mi colpisce quando, ancora una volta, parla dei soldati italiani che difendono il patriarcato. Li definisce, più volte, “una grazia di Dio”. Una grazia di Dio che siano loro a proteggere il patriarcato e, col patriarcato, tutti i serbi. E dice che sono “più che i nostri soldati serbi”. Ancora, testuale: “non si può immaginare la protezione del patriarcato da parte di un’altra Kfor”. Ci racconta, a suggello, di quando organizzarono una visita dell’arcivescovo, rischiando di celebrare senza la presenza della popolazione serba, che non era stata avvertita. Ci dice che furono i soldati italiani ad avvertire i serbi delle enclavi, ed anche che aiutarono fattivamente a cucinare e distribuire il cibo. E che alla fine prepararono dei sacchetti col cibo rimasto, distribuendoli alla gente. “Io non posso dimenticare questo, è straordinario”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Stiamo per andare via, ma faccio tardare un poco il gruppo perché mi è arrivato un messaggio con una richiesta. Quando Beba mi viene a cercare, dentro la chiesa, torno e mi scuso, dicendo a madama Dobrila che dovevo accendere un cero su richiesta del mio amico Vladimir, che sapeva che sarei andato al patriarcato. E lei fa un bellissimo sorriso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtL29HYbUI/AAAAAAAAAM4/rlPFFwIP_aM/s1600-h/DSCN1917+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362463188805250370" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtL29HYbUI/AAAAAAAAAM4/rlPFFwIP_aM/s320/DSCN1917+%5B800x600%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;La giornata è ancora lunga, andiamo verso i luoghi dove abitava Jordanka con la sua famiglia; Beba fotografa tutto, ci si avvicina e ci si ferma alla scuola dove andava una delle sorelle. Ne approfittiamo per bere qualcosa, aspettando l’incontro con il capo villaggio, nel frattempo due camionette della Kfor spagnola si fermano vicino a noi, ed i soldati vengono anche loro a rinfrescarsi al bar.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtLc9dRTmI/AAAAAAAAAMw/PzVJejrETYI/s1600-h/PIC_0170.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362462742220459618" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtLc9dRTmI/AAAAAAAAAMw/PzVJejrETYI/s320/PIC_0170.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Mentre parliamo con il capo villaggio, notiamo i &lt;em&gt;container&lt;/em&gt;, tra i quali uno che funge da punto di ristoro, dove orgogliosamente campeggia una targa a spiegare che è stato allestito grazie al contributo dell'Unione Europea. Ce ne vorrebbe una anche per spiegare grazie al contributo di chi, quella regione è stata messa a ferro e fuoco, ma ci si potrebbe accorgere che i due contributi, forse, coincidono…&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Nessuno invece ha contribuito a costruire bagni decenti, c’è una sorta di latrina poco distante.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Beba dà il meglio di sé come traduttrice, e ascoltiamo le dichiarazioni dignitose di chi non ha nulla da chiedere, perché pensa che ce la devono fare da soli. Ma qualcosa insieme, sicuramente, la faremo. Arriva il pranzo: grappa per aperitivo, e carne di svariati tipi e cotture.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Arriviamo intorno alle 18, in quella parte del Kosovo dove, su una collinetta dalla vista splendida intorno alla campagna e ai boschi, sui dodici ettari che le appartenevano, Jordanka e la sua famiglia vivevano da sei mesi in quella casa, vicino al roseto. Fino a quando sono dovuti scappare all’improvviso, per non essere uccisi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtLOQEJ_oI/AAAAAAAAAMo/iH9tCtN7Gjo/s1600-h/DSCN1975+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362462489517358722" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtLOQEJ_oI/AAAAAAAAAMo/iH9tCtN7Gjo/s320/DSCN1975+%5B800x600%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Arriviamo sotto il sole, arrampicandoci sulla collina, camminando tra la campagna, entrando in un sottobosco fresco e suggestivo, di quelli che alimentano le fiabe e le storie di fate. Solo che, ancora una volta, la visione della casa, appena usciti dal sottobosco, riporta ad una realtà amara e tragica. Si entra in quel che resta dei due piani, tutto è distrutto, ci aggiriamo tra le rovine e speriamo che il destino non sia ulteriormente beffardo quando, incurante del rischio, Jordanka sale al piano superiore su quel che rimane delle scale fatiscenti. Quando ce ne andiamo, però, non portiamo con noi solo i resti della culla di legno di Beba, delle scarpine ritrovate tra le macerie, e del biberon. Jordanka porta con sé anche un ramo di quel roseto che pianterà nella sua casa di adesso. Un pezzo di memoria, ma vivo. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;17 luglio&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Sotto un sole feroce, stiamo per entrare alla Zastava, fabbrica storica della Jugoslavia, a Kragujevac (la città del massacro nazista del 1941). Con Alessandro andiamo ad intervistare Rajka, sindacalista, un altro personaggio storico, anch’essa con grande padronanza della lingua italiana. Incurante dei paradossi, come già spiegato, non mi sento sacrilego a paragonarla a madama Dobrila. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtNXQweyJI/AAAAAAAAANI/WiaTzzGI_Sk/s1600-h/MOV004_20090724193528.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362464843345348754" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtNXQweyJI/AAAAAAAAANI/WiaTzzGI_Sk/s320/MOV004_20090724193528.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Due personalità grandissime, due persone speciali. E parlando con lei, e con l’operaio che, malato terminale, ci racconta tramite lei la sua storia, penso ad un altro sindacalista, mio amico e fratello, scomparso anni fa. Alle lotte in fabbrica, a quanto, lui, avrebbe apprezzato questo lavoro. E’ proprio grazie a lui che ho contattato, nel 1999, ‘Il Ponte per’, per la prima missione nella Jugoslavia appena bombardata. A Francesco Babusci, dedico il piccolo video che ho sottratto all’intervista (so che nessuno mi farà pagare il copyright). Rajka racconta di quando bombardarono la fabbrica dove si trovavano a fare gli scudi umani. La loro “seconda casa”. La disperazione, la ricostruzione a più riprese, i bombardamenti nel giorno della Pasqua ortodossa, le uova da colorare e distribuire alle famiglie, distrutte nei reparti… Il 70 per cento degli operai, volontari, morti di cancro per ripulire ogni volta dalle macerie radioattive… &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-7792eecfd38b0010" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v20.nonxt8.googlevideo.com/videoplayback?id%3D7792eecfd38b0010%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331125899%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D38192B707DFFC6210E83B1F4A02C1F13959EBEF8.4FD9E98F033D686269807AF54E0B79038F7F8CAA%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D7792eecfd38b0010%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DTgITu_Ig1zrLLAIusbUNBkYDpAM&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v20.nonxt8.googlevideo.com/videoplayback?id%3D7792eecfd38b0010%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331125899%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D38192B707DFFC6210E83B1F4A02C1F13959EBEF8.4FD9E98F033D686269807AF54E0B79038F7F8CAA%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D7792eecfd38b0010%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DTgITu_Ig1zrLLAIusbUNBkYDpAM&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ce ne andiamo, su un pullman senza aria condizionata e con le poltrone a pezzi, discutendo con Alessandro di come sarà possibile organizzare tutto il materiale che stiamo raccogliendo. Alla stazione del pullman, una piccola rom chiede dei soldi, Alessandro le offre il gelato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Una lunghissima camminata, appena arrivati a Kraljevo, ci porta, sotto il sole, a casa del fratello di Novka, dove mangiamo (e beviamo). Poi, mentre Alessandro, Samantha e Marzia sono in giro per la consegna dei sostegni, io mi rilasso a casa di Novka, parlando di amicizia, e scoprendo anche, da Marko, che ha finito di vedere, in due giorni, i cd con tutte le puntate della prima serie di ‘Carabinieri’ che gli avevo portato!&lt;br /&gt;Una cena, ancora una volta sostanziosa, all’aperto. Poi andiamo a prendere il pullman per Belgrado.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Belgrado arriviamo, sonnecchiando, alle 4,30 circa di mattina. Ci salutiamo coi tre baci, come si usa qui, poi, mentre il loro taxi si allontana verso l’aeroporto, io me ne vado in albergo. Come sempre, approfitto del viaggio per vedere i miei amici. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Vladimir, passeggiando per la fortezza di Belgrado (Kalemegdan) e, come una famosa canzone, ‘bevendo della grappa al Rakia bar’, mi racconterà di altre cose che stanno succedendo. Della battaglia del Kosovo che un libro americano ha praticamente riscritto, attribuendone la grandezza epica ad eroi albanesi cristiani, ma anche delle difficoltà all’interno della Chiesa ortodossa, con la prossima successione al Patriarca malato. Alcuni vescovi stanno cercando di modificare la liturgia, per renderla più simile a quella cattolica. E qualche monaco, girandosi verso la gente durante la messa (contrariamente al rito), s’è già preso qualche schiaffo, non solo in senso morale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;E’ il 18 luglio, domani tornerò in Italia; mentre aspettiamo Dzemilja con la sua amica Zorica (che, insieme al fratellino, vidi arrivare all’istituto minorile Drinka Pavlovic di Belgrado, piccolissimi e in pessime condizioni), assistiamo, in una delle piazze principali di Belgrado (l’equivalente, per gli appuntamenti, di quella che fu, a Roma, la lampada Osram), al 353° giorno di protesta per il Kosovo. Non mi pare di vedere giovani. In tutto, contando anche me stesso e Vladimir, che assistiamo, sono circa trenta persone.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtNxf51dzI/AAAAAAAAANg/4Qxcn6AmIno/s1600-h/DSCN2042+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362465294087714610" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtNxf51dzI/AAAAAAAAANg/4Qxcn6AmIno/s320/DSCN2042+%5B800x600%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtNIcRKgSI/AAAAAAAAANA/vlLPoQIyKxw/s1600-h/DSCN2034+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362464588737184034" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtNIcRKgSI/AAAAAAAAANA/vlLPoQIyKxw/s320/DSCN2034+%5B800x600%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;L’ultima immagine, è quella con la quale ho aperto questo resoconto; l'immagine di un fiore che nasce in Kosovo, che chiamano &lt;i&gt;bozur&lt;/i&gt;. Da una breve ricerca ho visto che ce ne sono varietà di colore anche rosa, ma quello che è considerato simbolo di questa terra è rosso, dal colore sanguigno. Per il folklore popolare, è a causa del sangue che innumerevoli volte ha macchiato la terra. Più simbolicamente, altri lo fanno risalire a quando, dopo la battaglia del Vidovdan, lo zar Lazar venne fatto prigioniero e decapitato. Da allora, sul ‘campo dei merli’, cresce questo fiore purpureo. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Una delle più lunghe dominazioni straniere nei confronti di un popolo, non è riuscita a sradicare le tradizioni e l’identità dei serbi. Chissà se, cancellandone il nome dappertutto, dai monasteri serbo – ortodossi, dalle lingue che si insegnano, o, come dice qualcuno, sradicando completamente questo fiore dal Kosovo, ci riusciranno. Resterebbe da capire qual è il senso di questa &lt;i&gt;damnatio memoriae&lt;/i&gt;. Intanto, un po’ del nostro cuore, anche stavolta resta lì.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtNfU8AmqI/AAAAAAAAANQ/P8iQrX2z688/s1600-h/DSCN1955+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362464981906397858" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtNfU8AmqI/AAAAAAAAANQ/P8iQrX2z688/s320/DSCN1955+%5B800x600%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtNoq1ep1I/AAAAAAAAANY/EaICXFlWjh8/s1600-h/DSCN1769+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5362465142403409746" style="WIDTH: 240px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtNoq1ep1I/AAAAAAAAANY/EaICXFlWjh8/s320/DSCN1769+%5B800x600%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5708314046372001827-1257095481472877241?l=zdravodaste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='enclosure' type='video/mp4' href='http://www.blogger.com/video-play.mp4?contentId=7792eecfd38b0010&amp;type=video%2Fmp4' length='0'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zdravodaste.blogspot.com/feeds/1257095481472877241/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5708314046372001827&amp;postID=1257095481472877241&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/1257095481472877241'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/1257095481472877241'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zdravodaste.blogspot.com/2009/07/sinfonia-per-cori-ortodossi-e-lacrime.html' title='Sinfonia per cori ortodossi e lacrime. (Kosovo, parte seconda).'/><author><name>Ste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15353539648996243381</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmtCvhZbZOI/AAAAAAAAAKg/_7GG8sMV7Zg/s72-c/bozur12.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5708314046372001827.post-72372404551290617</id><published>2009-07-22T22:37:00.065+02:00</published><updated>2009-07-23T12:08:08.462+02:00</updated><title type='text'>Cieli slavi del sud. Non senza grazia. (Kosovo, parte prima)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il termine paradosso deriva dal greco ed è composto da para (contro) e doxa (opinione). Indica una proposizione formulata in evidente contraddizione con l'esperienza comune o con i propri principi elementari della logica ma che sottoposta a rigorosa critica si dimostra valida. (Odifreddi)&lt;br /&gt;Nel linguaggio comune ‘paradosso’ può significare tante, troppe cose: assurdità, contraddizione, enigma, mistero, ambiguità. (Odifreddi)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 2005, la polizia kosovara è subentrata alle forze di interposizione internazionali, KFOR, nel garantire la sicurezza sul principale ponte di Mitrovica, che collega, attraversando il fiume Ibar, la parte settentrionale alla parte meridionale di questa città divisa.&lt;br /&gt;(http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/4422/1/45/). &lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;Il ponte che separa la ‘parte serba’ da quella albanese di Mitrovica (Kosovo e Metohija), rappresenta un paradosso. Il paradosso, parola che userò con una certa libertà interpretativa, più vicina a quella del senso comune, per intenderci, è il paradigma di questo viaggio, intrapreso con Alessandro, alias Aquila Grigia, responsabile del ‘Ponte per’ riguardo all’area della ex - Jugoslavia. Un’avventura articolata in tre fasi solo apparentemente distinte.&lt;br /&gt;- Entrare nel Kosovo ‘indipendente’ a visitare le enclavi serbe, raccogliere testimonianze e monitorare per quanto possibile gli effetti della guerra sui civili.&lt;br /&gt;- Accompagnare a Roma i bambini e i ragazzi profughi, che ormai vivono a Kraljevo, e che il ‘Ponte per’ sostiene con gli affidi a distanza, affinché, come da una decina di anni a questa parte, possano fare una vacanza a casa delle famiglie che li sostengono.&lt;br /&gt;- Passare una notte a Venezia e poi fermarsi in Abruzzo, in una tendopoli allestita da militari e protezione civile, per partecipare ad una iniziativa in uno dei paesi colpiti dal terremoto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scrivo sotto le note dei CSI, è un brano che cita il cielo slavo del sud. E durante il viaggio ho voluto fotografarlo a più riprese, quel ‘cielo slavo del sud pieno di grazia’. E’ stato allora che mi ha colpito la consapevolezza che questa avventura era, appunto, intrisa di paradossi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;Chi è che sa di che siamo capaci tutti&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il primo paradosso è la consapevolezza amara che, se avessi voluto fare un lavoro preciso (mio era l’onore e l’onere di monitorare con telecamera tutto il viaggio), avrei dovuto volgere al plurale quel cielo. Perché il cielo slavo del sud sono ormai troppi cieli. Paradosso, vale a dire ‘ciò che si oppone alla opinione comune’. Perché il cielo è uno, e solo un’opinione addomesticata e ammaestrata può separarlo con la concettualizzazione; separare tra gli uomini ciò che per la Natura è un’unica cosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeRtAvy0qI/AAAAAAAAAFI/bBIGZSaObNo/s1600-h/1_20090710145728t+%5B800x600%5D.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361414083888468642" style="WIDTH: 342px; CURSOR: hand; HEIGHT: 173px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeRtAvy0qI/AAAAAAAAAFI/bBIGZSaObNo/s320/1_20090710145728t+%5B800x600%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Cielo slavo della Serbia&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ho fotografato il cielo slavo della Serbia, il cielo slavo della Croazia, il cielo slavo della Slovenia… Appuntandomi l’orario per poterli distinguere sulla carta, visto che con gli occhi al cielo non era possibile.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeSa7ecdhI/AAAAAAAAAFQ/U-dbG4-mcpc/s1600-h/SGPhoto_2009_07_23+00_27_08.png"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361414872747505170" style="WIDTH: 280px; CURSOR: hand; HEIGHT: 195px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeSa7ecdhI/AAAAAAAAAFQ/U-dbG4-mcpc/s320/SGPhoto_2009_07_23+00_27_08.png" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Cielo slavo del Kosovo&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;C’è poi il problema di come raccontare. Per sensazioni, per immagini, per fatti reali o collegamenti storici. Il desiderio di trasmettere le proprie sensazioni e quello di informare senza essere tacciati di visione soggettiva. Perché il sentimento non esclude la logica, ma è solo grazie a quest’ultima che si può discutere e cercare verità condivise. E allora, cosa racconto alla collega che incontro al supermercato, che mi chiede di spiegarle cosa è successo in Serbia, con la guerra, perché ha letto un libro dove si parla dei crimini di una parte sola? Racconto la storia della Jugoslavia, o le facce dei bambini cacciati dalle loro case, o dei cimiteri serbi bruciati nel Kosovo ‘indipendente’ (quelli albanesi nella zona serba sono intatti)? Racconto di come i servizi segreti croati (gli ‘acerrimi nemici’ dei serbi), i medici francesi (il paese che ha convinto l’opinione pubblica, contraria alla guerra ‘umanitaria’, mostrando ogni giorno le fosse comuni in televisione), i giornali americani (promotori di questa guerra), hanno tutti ammesso, a lavoro compiuto, che le centinaia di fosse comuni non c’erano? Oppure, sempre per restare ai fatti concreti, parlo del tribunale dell’Aja, quello creato per punire i serbi (e che ha assolto la Nato dopo il massacro dei profughi albanesi sul treno, definendolo ‘effetto collaterale’)? Quel tribunale che ha ammesso l’esistenza di ‘solo’ due fosse comuni, piene di tutto: albanesi, serbi, bosniaci. Militari e civili. Tutti insieme, come un tempo lo erano nella Jugoslavia. Negli USA, i giornali hanno smentito da tempo (magari per rifarsi una verginità prima di nuove bugie), in Italia pare lo abbia fatto un solo giornale, in 34a pagina, un trafiletto.&lt;br /&gt;Questa è una parte della storia. Ma la storia andrebbe conosciuta; qualcuno, allora, comprenderebbe l’attaccamento disperato dei serbi per il Kosovo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;Vanificato il limite oramai&lt;br /&gt;Vanificato il limite&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Allora racconterò questo viaggio per immagini, magari con qualche concessione alla cronologia. E la prima immagine che racconterò è quella del gruppo incontrato sulla strada verso la ‘Piana dei merli’.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeTHngXSBI/AAAAAAAAAFY/tlBadxKaOms/s1600-h/1_20090708165146.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361415640480958482" style="WIDTH: 286px; CURSOR: hand; HEIGHT: 178px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeTHngXSBI/AAAAAAAAAFY/tlBadxKaOms/s320/1_20090708165146.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;24 giugno&lt;/strong&gt;, nei pressi della prima frontiera che separa serbi e albanesi nel Kosovo.&lt;br /&gt;Un gruppo con le bandiere serbe, va a celebrare Vidovdan, San Vito (Видовдан), che ricorre il 28 giugno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeUB0rJg5I/AAAAAAAAAFg/er4O9dzPXmQ/s1600-h/330px-Battle_on_Kosovo1389.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361416640448267154" style="WIDTH: 285px; CURSOR: hand; HEIGHT: 208px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeUB0rJg5I/AAAAAAAAAFg/er4O9dzPXmQ/s320/330px-Battle_on_Kosovo1389.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;em&gt;Battaglia della Piana dei merli (Adam Stefanović)&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Riporto da http://balkan-crew.blogspot.com/2009/06/vidovdan-2009.html (dove c’è anche il video della famosissima canzone scritta per i 600 anni dalla battaglia), e da ‘Wikipedia’: &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;em&gt;Il "&lt;strong&gt;Vidovdan&lt;/strong&gt;" è un giorno che ha una forte simbologia per il popolo serbo: il 15.giugno (28.giugno calendario nuovo) 1389 nella battaglia di Kosovo Polje ("la piana dei merli" Kosovo e Metochija) il capo dell'esercito serbo Knez Lazar Hrebeljanovic e il capo dell'esercito turco, il sultano Murad primo, persero tutti e due la vita.&lt;br /&gt;La battaglia della Piana dei merli, in serbo Косовски бој o Бој на Косову, venne combattuta il 28 giugno 1389 (il giorno di San Vito) dall'esercito serbo contro l'esercito ottomano, nella "Piana dei merli", (odierna Kosovo Polje a nord di Priština, capitale del Kosovo).&lt;br /&gt;L'esercito cristiano, composto da una coalizione tra l'Impero serbo e il Regno di Bosnia, era comandato dal Knez (principe e condottiero) serbo Lazar Hrebeljanović. Le truppe della coalizione serbo-bosniaca contavano circa 25.000 uomini ben armati, suddivisi in tre armate. Erano comandati dal genero di Lazar, Vuk Branković, sull'ala sinistra, dal principe Lazar al centro e dal duca bosniaco Vlatko Vuković sull'ala destra.&lt;br /&gt;L'esercito ottomano era guidato dal sultano Murad I e contava circa 50.000 uomini. La battaglia iniziò con l'avanzata della cavalleria serba, che distrusse completamente l'ala sinistra ottomana. Le truppe comandate da Branković riuscirono inoltre ad annientare completamente anche l'ala destra degli avversari, ma gli Ottomani furono infine raggiunti da cospicui rinforzi e poterono così sconfiggere i Serbi, stanchi e inferiori numericamente.&lt;br /&gt;Pressoché tutta la nobiltà serba si fece uccidere sul posto insieme al Knez Lazar. Vuk Branković si ritirò e continuò la resistenza contro gli Ottomani, finché fu catturato da questi ultimi, morendo infine in prigionia.&lt;br /&gt;Il nobile serbo Miloš Obilić riuscì poco dopo ad uccidere il sultano Murad con un inganno. Dopo la morte di Murad, il figlio Bayezid I continuò l'espansione ottomana verso i Balcani e l'Europa sud-orientale. Tuttavia il Regno di Serbia riuscì a sopravvivere per un altro secolo prima di cadere definitivamente sotto il dominio turco.&lt;br /&gt;Entrambi gli eserciti ebbero delle gravi perdite, ma per la Serbia l'esito fu catastrofico: vennero infatti uccisi più di 150 cavalieri serbi e il Paese vide sparire gran parte della sua élite politica e militare. Il nuovo sultano Bayezid I prese come moglie la figlia di Lazar, la principessa Olivera Despina. I Serbi vennero costretti a pagare tributi ai Turchi ed a compiere servizi militari presso l'esercito ottomano, come nel caso della battaglia di Ankara. In seguito, dopo altre due battaglie minori e l'assedio di Semendria, gli Ottomani annetterono il resto del Regno di Serbia, completandone la conquista nel 1459. La fine dell'indipendenza serba fu l'evento che diede la possibilità all'esercito ottomano di arrivare fino alle porte di Vienna.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La battaglia della Piana dei merli è considerata dai serbi uno degli eventi più importanti della loro storia, fonte di gran parte del loro sentimento nazionale&lt;/strong&gt;. La battaglia e la sorte dei cavalieri cristiani divennero il soggetto di molta poesia epica medievale serba, parte della quale composta presso la corte della vedova di Lazar, Milica. Il principe Lazar venne canonizzato dalla Chiesa ortodossa serba.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Vidovdan&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;em&gt;U nebo gledam prolaze vekovi Sećanja davnih jedini lekovi&lt;br /&gt;Kud god da krenem Tebi se vraćam ponovo Ko da mi otme iz moje duše Kosovo K'o večni plamen u našim srcima Kosovskog boja Ostaje istina. Kud god da krenem Tebi se vraćam ponovo Ko da mi otme iz moje duše Kosovo&lt;br /&gt;Oprosti Bože sve naše grehove Junaštvom daruj kćeri i sinove.&lt;br /&gt;Kud god da krenem Tebi se vraćam ponovo Ko da mi otme iz moje duše Kosovo&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Guardo nel cielo, i secoli che passano&lt;br /&gt;Le antiche memorie sono l’unica cura&lt;br /&gt;Ovunque io vada, è a te che torno di nuovo&lt;br /&gt;Perché nessuno può togliermi dall’anima il Kosovo.&lt;br /&gt;Come l’eterna fiamma nei nostri cuori&lt;br /&gt;La battaglia del Kosovo resta l’unica verità&lt;br /&gt;Ovunque io vada, è a te che torno di nuovo&lt;br /&gt;Perché nessuno può togliermi dall’anima il Kosovo.&lt;br /&gt;Perdonaci Signore tutti i nostri peccati&lt;br /&gt;Dai coraggio ai nostri figli e alle figlie&lt;br /&gt;Ovunque io vada, è a te che torno di nuovo&lt;br /&gt;Perché nessuno può togliermi dall’anima il Kosovo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeUJT_UEJI/AAAAAAAAAFo/LPZ1800zBzw/s1600-h/Kosovka_devojka.jpg"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361416769113428114" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 230px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeUJT_UEJI/AAAAAAAAAFo/LPZ1800zBzw/s320/Kosovka_devojka.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Kosovka Devojka (Ragazza kosovara), del pittore Uroš Predić (1919)&lt;/em&gt; In origine la “Kosovka Devojka” era la figura principale di un poema epico: una giovane e bella ragazza che dopo la battaglia di Kosovo Polje si prende cura dei guerrieri serbi feriti mentre sta cercando il suo fidanzato, il suo padrino e il suo futuro testimone di nozze tra i caduti. Da un ferito viene poi a sapere che sono caduti tutti e tre in battaglia. (http://balkan-crew.blogspot.com/2008_09_01_archive.html)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conoscendo la storia, è una sensazione strana incontrare questo piccolo gruppo di persone. Lo guardiamo mentre si allontana con le sue bandiere, scortato da macchine della polizia.&lt;br /&gt;Nella nostra macchina, invece, il poliziotto serbo che lavora nel Kosovo a maggioranza albanese, che ci fa da guida, continua a raccontare. Ci ha caricato a Mitrovica ‘serba’, due passi dal ponte che segna il confine con la Mitrovica ‘albanese’. Lo aspettiamo conversando con l’interprete appena conosciuta; Jelena è un’insegnante di scuola elementare e parla benissimo l’italiano. Al bar, aspettiamo conversando; Alessandro vuole sapere se è vero che i bambini albanesi, anche dopo la guerra fratricida, continuano a venire a curarsi in Serbia. Un altro paradosso, ma sembra tale solo per noi italiani. Jelena e il nostro accompagnatore confermano, come se fosse la cosa più naturale del mondo, anche quando Ale persiste a chiedere conferma, “ma anche dopo che avevano fatto una guerra per staccarsi”… E io ricordo, all’indomani della fine dei bombardamenti Nato: anche a me pareva strano che a Belgrado vivesse indisturbata una consistente comunità albanese… forse anche in me c’era un po’ della suggestione sulla ferocia del popolo serbo, non li conoscevo ancora bene.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeVQuxI3LI/AAAAAAAAAFw/wilLi4mncNA/s1600-h/DSCN1427+1+(52)+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361417996072443058" style="WIDTH: 229px; CURSOR: hand; HEIGHT: 311px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeVQuxI3LI/AAAAAAAAAFw/wilLi4mncNA/s320/DSCN1427+1+(52)+%5B800x600%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;A Mitrovica siamo arrivati dopo un viaggio di un paio d’ore in macchina, con la nostra guida, profugo anche lui, che avrà la triste opportunità di rivedere alcune delle case bruciate e distrutte, tra le quali la sua. Qui molte macchine non hanno la targa, in parte perché sono rubate, in parte perché, chi è costretto per lavoro (come nel caso del nostro accompagnatore) a fare avanti e indietro tra le due parti, potrebbe avere problemi. Infatti, quando siamo pronti per partire, lui sta rimettendo la targa. Lasciamo Mitrovica - parte serba e i suoi cartelli con ‘Kosovo è Serbia’, sempre più slogan e sempre meno speranza.&lt;br /&gt;Elicotteri USA sorvolano il cielo slavo del Kosovo, incontriamo spesso le jeep della KFOR francese, ma anche qualcuna dei nostri carabinieri. E’ mezzogiorno passato, la giornata è piovosa, ed io sto consumando la memoria della videocamera, visto che Alessandro m’ha incautamente detto di riprendere anche le mosche. E io più o meno faccio proprio questo. Secondo lui, le facce sono uguali da entrambe le parti, a me non sembra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Soffice crepitio sulla terra&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Mentre veniamo messi al corrente delle conseguenze dei bombardamenti (cancri, malformazioni e altro), scorrono le case. Si riconoscono quelle serbe, sono quelle distrutte. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/Smeib_POFhI/AAAAAAAAAIg/LYa28qWdFME/s1600-h/1_20090710160746+%5B800x600%5D.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361432483123303954" style="WIDTH: 349px; CURSOR: hand; HEIGHT: 230px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/Smeib_POFhI/AAAAAAAAAIg/LYa28qWdFME/s320/1_20090710160746+%5B800x600%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ci raccontano, come accadrà spesso ascoltando anche altra gente, che gli unici dissapori reali tra albanesi e serbi del Kosovo erano per la religione diversa. Ad un tratto, ci taglia la strada un copertone lanciato da chissà dove. Un augurio di buon viaggio da parte di qualcuno?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arriviamo al Monastero di Visoki Dečani, protetto dai militari italiani. Ci presentiamo e, con molta cortesia, fatti gli accertamenti e ritirati i passaporti per il controllo, ci lasciano entrare. Ci accoglie padre Pietro, che parla un po’di italiano e, con grande gentilezza, ci consente di fare fotografie all’interno (in genere non si può).&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeWB75EwcI/AAAAAAAAAF4/-5fyfyHE6Gw/s1600-h/DSCN1427+1+(27)+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361418841408979394" style="WIDTH: 256px; CURSOR: hand; HEIGHT: 242px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeWB75EwcI/AAAAAAAAAF4/-5fyfyHE6Gw/s320/DSCN1427+1+(27)+%5B800x600%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;Tanta bellezza, ancora una volta, riporta alla mente tutti i monasteri fatti a pezzi durante i bombardamenti e le aggressione dei terroristi e anche dopo, nel 2004, assaltati e bruciati. E Vladimir che rabbioso mi mandava le foto, scattate di nascosto, delle macerie del cuore antico della Serbia. Alla fine della visita della chiesa, padre Pietro ci regala il libro, in italiano, sulla storia del monastero. Ne approfittiamo per comprare delle icone (maternità) da riportare in Italia. Prima di accomiatarci passiamo in refettorio, un lungo terrazzo. Ci viene offerta la rakja, il caffè, e acqua di sorgente. Cui segue la jabuka, prodotta dai monaci, e biscotti.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeWKT1Br0I/AAAAAAAAAGA/f9uEcogoj4A/s1600-h/DSCN1427+1+(43)+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361418985273405250" style="WIDTH: 304px; CURSOR: hand; HEIGHT: 265px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeWKT1Br0I/AAAAAAAAAGA/f9uEcogoj4A/s320/DSCN1427+1+(43)+%5B800x600%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Padre Pietro ci mostra un libro dove, nel 1941, militari italiani scrivevano a ricordo dell’accoglienza ricevuta, e della speranza che, finalmente, la giustizia avrebbe trionfato. Era il 1941; a poca distanza, Kragujevac, i nazisti massacravano 20/30 mila serbi, con intere classi di scuola elementare. E’ ancora il paradosso, che Alessandro coglie subito (vedi http://zdravodaste.blogspot.com/2008/10/dovere-di-insegnante-dovere-di-uomo.html).&lt;br /&gt;Nel 1941, durante la guerra, gli italiani proteggevano questo monastero dagli albanesi; l’augurio del Maggiore, scritto sul libro “in una serena ora di pace, con la sicurezza che presto la giustizia trionferà”, ha un sapore beffardo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeXUdWqivI/AAAAAAAAAGI/vxPtOUscJDI/s1600-h/DSCN1427+1+(46)+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361420259140733682" style="WIDTH: 240px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeXUdWqivI/AAAAAAAAAGI/vxPtOUscJDI/s320/DSCN1427+1+(46)+%5B800x600%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;Lasciamo il monastero salutando i militari, e proseguiamo. Ci dirigiamo verso una delle enclave serbe circondate dal territorio ormai indipendente. Il senso di questa indipendenza lo danno i numerosi edifici, pompe di benzina, alberghi ma anche negozi, dove la neonata bandiera del nuovo Kosovo è sempre affiancata da quella dell’Albania. E anche da quella americana, a volte accompagnata da quella inglese, della Nato e dell’Unione Europea.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeXin847qI/AAAAAAAAAGQ/mdAm-NGq4Is/s1600-h/4_20090710164137+%5B800x600%5D.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361420502503583394" style="WIDTH: 337px; CURSOR: hand; HEIGHT: 262px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeXin847qI/AAAAAAAAAGQ/mdAm-NGq4Is/s320/4_20090710164137+%5B800x600%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;Arriviamo al villaggio di Goraždevac, dove intervistiamo il capo villaggio, in pratica il sindaco; ci racconta degli sforzi per riportare un po’ di tranquillità e per continuare a cavarsela in questa situazione così complicata. Parla con fierezza, rivendicando anche una maggiore tranquillità rispetto al passato. Ma i problemi sono parecchi. La presenza degli italiani è tranquillizzante e ha contribuito alla loro protezione, ma forse adesso potrebbero farne a meno. Tra le domande di Alessandro e la traduzione di Jelena, c’è il ricordo di quando, nel 2004, due bambini vennero ammazzati lì vicino. Stavano facendo il bagno nel fiume, vennero uccisi a colpi di mitra. Ricordo che mi trovavo a Belgrado, ricordo il lutto nazionale e la rabbia impotente di tutti.&lt;br /&gt;Il contenuto di questa e delle successive interviste sarà l’oggetto del video che prepareremo, a me resta in mente il volto di queste persone, la loro voglia di non mollare. E’ qui che comincia a formarsi una nuova idea, la voglia di estendere i progetti del ‘Ponte per’, i sostegni a distanza, anche a questi villaggi. Con tutte le difficoltà che comporterebbe, certo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Seconda enclave, Brestovic; il capo villaggio ci accoglie in una specie di fattoria, con bambini che fanno prima capolino e poi si avvicinano, divertiti e incuriositi dalla telecamera che li riprende. Compare anche una vecchietta, con tanto di sigaretta in mano, che si avvicina a prendersi cura dei più piccoli.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeXqG3CeJI/AAAAAAAAAGY/abt5x0-2kTE/s1600-h/2.+200906+24_20090710181048+%5B800x600%5D.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361420631059626130" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeXqG3CeJI/AAAAAAAAAGY/abt5x0-2kTE/s320/2.+200906+24_20090710181048+%5B800x600%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;Facciamo una passeggiata per questa campagna, incrociamo altri pochi anziani, la storia è sempre la stessa: la grande resistenza di chi non vuole arrendersi, che vorrebbe non essere lasciato solo da quelli che invece non ce l’hanno fatta o sono stati costretti a fuggire in Serbia. Quelli che stanno vendendo le case agli albanesi, finendo per legittimare anche sulla carta quella che è stata la vera pulizia etnica operata nel Kosovo dalla Nato, a danno della minoranza serba. E’ un tema, quello del malumore verso chi se ne è andato, e non torna, e vende le sue proprietà, che si ripeterà per tutto il viaggio. Ancora paradosso, quello di chi è costretto a provare rancore verso i propri fratelli, perché ormai prendersela coi criminali è inutile.&lt;br /&gt;Ci salutiamo brindando con la solita rakja.&lt;br /&gt;A Peć, ci fermiamo a cenare in un ristorante che espone all’interno la bandiera albanese. Pollo e Vranac, l’atmosfera è distesa, davvero sembra che tutto sia normale, anzi normalizzato.&lt;br /&gt;La terza rakija (chi pensa sia un’esagerazione dovrebbe conoscere l’importanza rituale di questa bevanda per i serbi) la beviamo a casa del nostro accompagnatore. Ci si ferma ancora un po’ per ricordare… di quando i militari italiani presidiavano il cimitero, dove si erano asserragliati i serbi per evitare che venisse bruciato. O quando, sempre i militari italiani, nel 2004, evitarono all’ultimo istante che i serbi chiusi dentro un centro collettivo venissero bruciati vivi.&lt;br /&gt;Nel 2004 non si poteva ancora uscire senza scorta. Era solo cinque anni fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci accompagnano in una casa per dormire, lascio la telecamera. Ancora una sorpresa, la moglie ci ha preparato dei muffin tipici del luogo, e c’è anche il classico yogurt. Una bella sorpresa. Meno bella la sorpresa della serratura, che non funziona. Più per goliardia che per reale protezione, blocchiamo la porta con un paio di sedie prima di andare a dormire. Ma senza eccessiva preoccupazione, del resto siamo nella casa dell’unico poliziotto serbo che lavora in questa parte del Kosovo…&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeZ3xmQBdI/AAAAAAAAAG4/y9Xb8g3B-4w/s1600-h/DSCN1427+1+(69)+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361423064893490642" style="WIDTH: 197px; CURSOR: hand; HEIGHT: 251px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeZ3xmQBdI/AAAAAAAAAG4/y9Xb8g3B-4w/s320/DSCN1427+1+(69)+%5B800x600%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;25 giugno&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeaRSKusZI/AAAAAAAAAHI/x8GVnI4_JeI/s1600-h/SGPhoto_2009_07_23+01_00_31.png"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361423503133159826" style="WIDTH: 376px; CURSOR: hand; HEIGHT: 204px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeaRSKusZI/AAAAAAAAAHI/x8GVnI4_JeI/s320/SGPhoto_2009_07_23+01_00_31.png" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Gusta mi magla padnala, more, na toj mi ramno Kosovo.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;La nebbia densa scende sulla piana del Kosovo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeZ_n602GI/AAAAAAAAAHA/ZLRwkTUXDgQ/s1600-h/DSCN1427+1+(82)+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361423199734388834" style="WIDTH: 240px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeZ_n602GI/AAAAAAAAAHA/ZLRwkTUXDgQ/s320/DSCN1427+1+(82)+%5B800x600%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Ništa se živo ne vidi, more, do jedno drvo visoko.&lt;br /&gt;Pod njeg mi sediv terzije, more, oni mi šijev jeleče.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Non puoi vedere in giro un’anima vivente. C’è solo un albero molto alto.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La mattina dopo, colazione con l’immancabile rakjia (sì, qui si beve anche a colazione prima del pasto) e poi, sotto la pioggia, e con il passaggio continuo di camionette della Kfor italiana che ha la base qui vicino, andiamo a visitare qualche altra casa. Vediamo case abbandonate e ancora distrutte, le riprendiamo con l’idea che qualcuno, quando pubblicheremo il lavoro, possa riconoscerle.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeiVDJvAVI/AAAAAAAAAIY/gGSCPJlZIbc/s1600-h/3_20090710175110+%5B800x600%5D.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361432363914953042" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 235px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeiVDJvAVI/AAAAAAAAAIY/gGSCPJlZIbc/s320/3_20090710175110+%5B800x600%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;Belo Polje: vediamo il cimitero, del quale si osservano ancora i segni della distruzione operata durante gli scontri, poi andiamo parlare col capo del villaggio, dal quale (altra rakja) ci tratteniamo a lungo. Lui è tra quelli che, con più forza, vorrebbe il ritorno dei serbi in Kosovo. Anche Kosovo indipendente, ma con i serbi. Il paradosso che incontro qui merita una spiegazione, perché non è un paradosso vero e proprio. Il vicino albanese che è in visita dal capo del villaggio serbo, è la normalità che è sempre stata negli anni in cui il Kosovo era Serbia a tutti gli effetti. Se oggi appare un paradosso, è solo grazie a chi ha modificato l’opinione comune con slogan e menzogne. Accomunando i tagliagole (dicitura degli stessi statunitensi) che assassinavano i poliziotti serbi di stanza nel Kosovo, ai residenti albanesi che il più delle volte non avevano nulla a che fare che la pretesa di indipendenza di un Kosovo a cui, ci racconterà madama Dobrila, Tito aveva dato Università con professori albanesi e fabbriche. E dove gli albanesi godevano di diritti che oggi sono invidiati dalla minoranza serba. Ecco, l’albanese in visita beve con noi, parla e annuisce quando si parla dell’amicizia che c’era tra i kosovari serbi e albanesi. Con gli albanesi venuti dopo, è un’altra storia, e non potrebbe essere altrimenti. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeX6SlUx7I/AAAAAAAAAGg/vkwT3RFVeVI/s1600-h/3_20090710175420+%5B800x600%5D.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361420909084460978" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 181px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeX6SlUx7I/AAAAAAAAAGg/vkwT3RFVeVI/s320/3_20090710175420+%5B800x600%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeYO_r4rRI/AAAAAAAAAGo/RneR6tezcpg/s1600-h/SGPhoto_2009_07_23+00_52_01.png"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361421264788958482" style="WIDTH: 312px; CURSOR: hand; HEIGHT: 165px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeYO_r4rRI/AAAAAAAAAGo/RneR6tezcpg/s320/SGPhoto_2009_07_23+00_52_01.png" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il capo villaggio serbo e il suo amico del villaggio albanese che è andato a trovarlo. A sinistra, Jelena.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Salutiamo e andiamo a parlare, dopo aver visitato la chiesa locale e osservato le devastazioni del cimitero vicino, con alcuni rappresentanti della comunità del villaggio, giovani e anziani. Una lunga chiacchierata, prima del commiato.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/Smeb5mmY82I/AAAAAAAAAHY/71_plcR4Wfs/s1600-h/SGPhoto_2009_07_23+01_06_54.png"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361425295324279650" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 177px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/Smeb5mmY82I/AAAAAAAAAHY/71_plcR4Wfs/s320/SGPhoto_2009_07_23+01_06_54.png" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/Smeb___OKzI/AAAAAAAAAHg/D4u4JGXG12Q/s1600-h/SGPhoto_2009_07_23+01_07_04.png"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361425405218532146" style="WIDTH: 255px; CURSOR: hand; HEIGHT: 176px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/Smeb___OKzI/AAAAAAAAAHg/D4u4JGXG12Q/s320/SGPhoto_2009_07_23+01_07_04.png" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;Andiamo allora alla base militare, il Villaggio Italia, che sovrasta Belo Polje; spengo la telecamera e chiediamo informazioni all’ingresso; anche in questo caso ci chiedono le credenziali, poi esce un tenente colonnello addetto alle relazioni, giornalista, col quale scambiamo due chiacchiere. Parliamo, tra l’altro, del ventilato trasferimento di un numero consistente di militari italiani dal Kosovo per andare in Afganistan (ma ci dicono che questo è un problema sul quale decidono i militari), e, informalmente, della situazione della regione. Ma per parlare meglio sarà necessario tornare, magari col pretesto di una spaghettata tra italiani, fuori dalla base.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmebhNMlNFI/AAAAAAAAAHQ/VH78rBhcCsU/s1600-h/SGPhoto_2009_07_23+00_13_36.png"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361424876188283986" style="WIDTH: 301px; CURSOR: hand; HEIGHT: 223px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmebhNMlNFI/AAAAAAAAAHQ/VH78rBhcCsU/s320/SGPhoto_2009_07_23+00_13_36.png" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Prossima tappa, il &lt;strong&gt;patriarcato di Pec&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Presidiato anche questo, ancora da italiani (cosa che si rivelerà gradita da tutti, come ci confermerà più tardi ‘la madame’). Tra di loro, delle ragazze molto giovani, e forse è un paradosso anche questo, vederle così armate, ma è un paradosso sul quale adesso non mi interessa soffermarmi.&lt;br /&gt;Il patriarcato di Pec, come ci dice la guida in italiano che compriamo prima di andarcene, “è situato sulla riva sinistra del fiume Bistrica, al suo sbocco nella gola del massiccio Rugovo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ uno dei più importanti monumenti del passato serbo; qui si trovava la sede storica degli arcivescovi e patriarchi serbi durante i secoli. Fin dal Duecento, il Patriarcato adunava i dotti teologi, eminenti letterati e artisti di talento, che hanno lasciato testimonianze della loro attività”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Pomeriggio dolce assolato terso&lt;br /&gt;Sotto un cielo slavo del Sud&lt;br /&gt;Slavo cielo del Sud non senza grazia&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il complesso è indescrivibile, le sensazioni non si possono mettere su carta. La grande bellezza naturale dei giardini e dei corsi d’acqua all’esterno, quasi un paesaggio zen, non fosse che per gli alveari e il cimitero accanto alle chiese, è un meraviglioso accostamento con la bellezza delle opere all’interno del complesso. Il giovane soldato che ci lascia all’entrata, parla con molto rispetto della ‘madame’ che ci accoglierà.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/Smec4LHr5EI/AAAAAAAAAHo/4QnZmXl6evA/s1600-h/SGPhoto_2009_07_23+00_13_59.png"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361426370279498818" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 237px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/Smec4LHr5EI/AAAAAAAAAHo/4QnZmXl6evA/s320/SGPhoto_2009_07_23+00_13_59.png" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E madama Dobrila è un’apparizione da romanzo, un personaggio che emana autorità e serenità al tempo stesso. Salvo poi quando agiterà nervosamente il bastone che porta con sé, perché in un paio di occasioni pronuncio nomi evidentemente sacrileghi all’interno della chiesa principale.&lt;br /&gt;Forse il silenzio sarebbe meno oltraggioso che riportare parzialmente l’incanto e la grande lezione di storia e teologia che la signora ci impartisce… dopo averci chiesto se avevamo le basi delle sacre scritture, perché quanto ci racconterà, che è impresso nelle pareti, nei dipinti e in ogni centimetro di opere d’arte, è storia della Serbia e storia del cristianesimo, non solo di quello ortodosso. Le rispondiamo, a domanda, che abbiamo una mezz’ora di tempo, e ci fa capire che è davvero poco, comunque…&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/Smec_RA9m0I/AAAAAAAAAHw/HJ_mcACPKv8/s1600-h/SGPhoto_2009_07_23+00_14_21.png"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361426492120996674" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 238px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/Smec_RA9m0I/AAAAAAAAAHw/HJ_mcACPKv8/s320/SGPhoto_2009_07_23+00_14_21.png" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;E’ una storia affascinante, una lectio magistralis che rimpiango di non poter registrare. L’entusiasmo mi gioca un paio di brutti scherzi; la prima volta (cercando di ricordare disperatamente quel piccolo trattato sulla religione serbo-ortodossa che avevo scritto per un lontano esame universitario) confondo l’immagine divina (dell’uomo) sulla quale insiste tanto la madame, con la natura divina (dell’uomo). In questo caso mi riprende con benevolenza. Meno benevola mi appare quando la prima volta, nel mezzo del racconto della storia delle vicissitudini serbe, nomino i turchi. E ancora di meno quando, a conferma di coloro che, dopo la seconda guerra operarono i grandi cambiamenti in Jugoslavia, nomino Tito. Lei mi chiede perché mai non capisco quello che dice. Ma la sua storia, la sua interpretazione della storia è davvero seria. Per lei è importante quell’immagine di Dio che l’uomo è; averlo dimenticato, ci dice a più riprese, ha reso gli uomini insensibili nei confronti del prossimo. Quanto alla distruzione progressiva del Paese, insiste sul fatto che ‘siamo stati noi a preparare tutto questo’. Non parla solo dell’Europa unita, ma di chi ha favorito le condizioni perché in Kosovo si arrivasse a questo. Perché adesso, i nuovi governanti del Kosovo, chiedono la tutela del patriarcato all’Unesco (un bel colpo per il turismo), come se non ci fossero mai state le distruzioni anche recenti dei monasteri serbo-ortodossi. Come se da noi un giorno, il Lazio divenuto a maggioranza musulmana divenisse indipendente e il governo richiedesse la tutela del Vaticano. Ma questo è un esempio davvero poco congruo, perché la nostra storia non ha nulla a che fare con quella serba, anche la storia della religione. Se il Vaticano è sempre stato in conflitto o comunque separato coi vari imperi succedutisi in Italia, la storia della chiesa serba-ortodossa nasce insieme alla storia della Serbia. San Sava (Свети Сава), figlio del condottiero e fondatore dello Stato medievale serbo Stefano Nemanja e fratello del primo re serbo Stefano Prvovenčani, fu il primo arcivescovo serbo (1219-1233), una delle figure religiose, e storiche, più importanti nella Serbia. Il patriarcato sottratto alla Serbia, è un oltraggio che noi non possiamo comprendere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre continua nel suo italiano addolcito dal francese (dote del marito), madama Dobrila racconta della concezione teologica della chiesa, ci parla proprio di Sava, del suo ‘non giudicare’.&lt;br /&gt;Mentre i minuti scorrono, e sarà ben più della mezz’ora preventivata, ci racconta un pezzo di storia italiana, parlandoci di Anna Dandolo, e di Venezia. Anche in questo caso ricordo il professore di Storia moderna, all’università, che cercava i segni documentati di un collegamento tra Italia e Serbia, molto meno vaghi di quel che sembra.&lt;br /&gt;Per madama Dobrila, l’impero turco è stato diverso da altri imperi, romano, bizantino, austroungarico; secondo lei (opinione condivisa da molti serbi), la battaglia del Kosovo del 1389 fu una tragedia che portò a 300 anni di stagnazione, anche se la fine dell’imperò serbo contribuì a bloccare l’avanzata turca che si prefiggeva di raggiungere Vienna. All’indomani della fine della dominazione turca, le donne, che ancora andavano in giro col velo, ebbero sei mesi di tempo per toglierlo. E tuttavia, perfino allora, vennero per lo più rispettate le chiese e la religione degli sconfitti. In una delle chiese all’interno del patriarcato, madama Dobrila ci mostra alcuni reperti che gli italiani hanno sottratto al saccheggio nei monasteri bruciati. Non per la prima volta, sentiamo lodare la sensibilità dei nostri militari che, unici in questo senso, hanno anche fatto delle copie e catalogato tutti i reperti in attesa di restaurarli. Sulle porte di questa chiesa c’è l’Arcangelo Gabriele, e la sua spada indica l’impossibilità di predicare al di fuori della parola del Vangelo, all’interno della Chiesa. Mi segno un appunto su qualche futuro lavoro sulla comunicazione e l’importanza della Parola, che prenda spunto da questa concezione, che vorrei approfondire.&lt;br /&gt;Quando usciamo, perché ci vengono a prendere, dopo aver ricevuto in dono un’immagine della Maternità e aver comprato altre icone, salutiamo madama Dobrila, che ci dice della beneficenza fatta dal monastero con i fondi e gli aiuti che arrivano, per le famiglie dei dintorni. E con Alessandro ci ripromettiamo di tornare senz’altro, magari proprio fa un paio di settimane, quando torneremo a Kraljevo con i ragazzi.&lt;br /&gt;Salutiamo i militari e le militari italiani, penso al mito degli ‘italiani brava gente’ che, forse, è un altro paradosso alla luce di tanti fatti atroci dei quali siamo stati protagonisti. Gli aerei che partivano da Aviano coi papà che portavano i bambini piccoli a fare ‘ciao ciao’ agli aerei (belle immagini da televisione!), ma anche a quelli aerei italiani che, passando sopra le postazioni serbe (così si racconta da queste parti), evitavano di bombardare, mentre i serbi evitavano di sparare. Quanti aerei italiani hanno contribuito ai bombardamenti dei reparti di neonatologia, degli acquedotti, non lo so. Accanto al mito degli italiani brava gente c’è, in fin dei conti, anche la storia degli italiani ‘palikuca’ (appellativo dato dai montenegrini agli italiani nella seconda guerra mondiale: ‘incendiari’, ‘bruciatetti’). Forse però è anche riduttivo dire che la natura umana è uguale ovunque, o che i soldati sono comunque soldati. I fatti sono fatti, e i fatti dicono che la gente, qui, apprezza i militari italiani più di altri, e i militari che ho conosciuto in Italia, tornati dal Kosovo, hanno tutti confermato che gli è bastato poco per capire, una volta sul posto, chi era a dover essere protetto.&lt;br /&gt;Ci aspetta il pullman, ma c’è chi si lamenta perché è ora di pranzo, così facciamo una sortita in un locale dove compriamo dei giganteschi panini pieni di ćevapčići (salsiccette tipiche). Scoprendo che anche nel Kosovo indipendente si può mangiare, e bene, quella che considero una ragione sufficiente per tutti i viaggi in Serbia (insieme a tutte le altre prelibatezze culinarie e non solo). Il panino, che sembrava gigantesco, dura pochissimo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmedGl2NqjI/AAAAAAAAAH4/3cSUM38f0wY/s1600-h/SGPhoto_2009_07_23+00_14_41.png"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361426617972140594" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 241px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmedGl2NqjI/AAAAAAAAAH4/3cSUM38f0wY/s320/SGPhoto_2009_07_23+00_14_41.png" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Attraversando il ponte di Mitrovica&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;E’ sera quando torniamo a Kraljevo da Novka e famiglia, e ci incontriamo con le altre volontarie che hanno già provveduto a distribuire i sostegni alle famiglie dei bambini, che domattina porteremo in Italia. Solo che ‘domattina’ significa ‘due di notte’, e passiamo le poche ore che restano a giocare ad un anomalo poker, con Alessandro e Marko ‘l’artista della vita’ (http://unsorrisoperognilacrima.blogspot.com/2008/09/sabato-20-settembre-2008.html), cui si aggiunge, con il consueto entusiasmo, anche Novka.&lt;br /&gt;Alle due, dopo i preliminari saluti e gli inviti di Jordanka al sottoscritto ‘devi cantare!’ (ormai è proverbiale la mia passione per le canzoni serbe), si parte per l’Italia, con l’autista ormai collaudato Rade (che per il soggiorno italiano ha pensato giustamente di portare con sé la compagna).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;26 giugno&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Bimbi, ma soprattutto ragazzi e ragazze ormai adolescenti, molti parlano italiano, dopo tante vacanze romane, quasi tutte/i lo capiscono. E per i dubbi lessicali c’è Ana. Perdiamo parecchio tempo alla frontiera croata per il controllo passaporti. Fotografo il paesaggio croato (lo stesso cielo, slavo del sud).&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/Smeg75iL3DI/AAAAAAAAAIA/0-0r7fu8xZ8/s1600-h/DSCN1427+1+(92)+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361430832324795442" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/Smeg75iL3DI/AAAAAAAAAIA/0-0r7fu8xZ8/s320/DSCN1427+1+(92)+%5B800x600%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Cielo slavo della Croazia &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Alle 11,30 circa siamo a 152 km da Ljubliana. Si dormicchia scomodi, col sottofondo di musica e film comici, serbi.&lt;br /&gt;Intorno alle 16, lo slavo cielo del sud (l’ultimo pezzo, sloveno) lascia posto, si fa per dire, all’italico cielo del nord.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmehF8CM9wI/AAAAAAAAAII/KMnbP3PChdo/s1600-h/DSCN1427+1+(106)+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361431004794648322" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmehF8CM9wI/AAAAAAAAAII/KMnbP3PChdo/s320/DSCN1427+1+(106)+%5B800x600%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Cielo slavo della Slovenia&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Arriviamo a Venezia sul tardi, e ci incontriamo con gli altri, che ci stavano aspettando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’idea di girare un po’ per Venezia è fortunata, visto la tempesta della mattina dopo. Sistemato tutto in ostello, usciamo accompagnati da Giandomenico e da Marina, serba che parla italiano meglio di noi e illustra ai ragazzi (come a scuola, sono le femmine ad essere più interessate, ma perché?) bellezze e storie di Venezia. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmehTVBS4NI/AAAAAAAAAIQ/C9uaFaXVC8M/s1600-h/SGPhoto_2009_07_23+00_15_01.png"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361431234840027346" style="WIDTH: 327px; CURSOR: hand; HEIGHT: 194px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmehTVBS4NI/AAAAAAAAAIQ/C9uaFaXVC8M/s320/SGPhoto_2009_07_23+00_15_01.png" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;E’ tardi quando ci lascia, e restiamo con Giandomenico ad ascoltare le storie su Venezia meno divulgate dai libri. Storie di scommesse sulla tenuta del ponte di Rialto ai tempi della sua costruzione. Scommesse a causa delle quali dame (e non solo loro) sono state immortalate in qualche parte del ponte da architetti fin troppo gentili. Storie di dogi che facevano condannare i propri figli, se colpevoli. E dogi che, all’atto dell’elezione, erano mostrati al popolo con le parole ‘pesatelo, pagatelo e, se sbaglia, impiccatelo’. Potenti che erano costretti a fare i conti con il popolo, in un modo o nell’altro. Non potendolo anestetizzare da televisioni e giornali.&lt;br /&gt;Grazie alla cortesia del proprietario di una pizzeria, riusciamo a mangiare un bel pezzo di pizza con tutti i ragazzi, malgrado l’ora tarda, dopodiché, un’altra istruttiva e affascinante passeggiata per la Venezia notturna, ci riporta all’ostello, dove passiamo la notte. Tra lampi e tuoni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;27 giugno&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;La pioggia è feroce, riusciamo a prendere il servizio navetta e arriviamo al piazzale del pullman. Si riparte. Stavolta per l’Abruzzo terremotato, a portare solidarietà e cercare collegamenti, fin troppo amari, tra le case distrutte dalle bombe e quelle distrutte dalla vergogna di chi doveva costruirle.&lt;br /&gt;Circa a un quarto alle nove (di sera) usciamo dal traforo del Gran Sasso. Continuo a fotografare nuvole, ma l’aria si sta facendo più scura. Arriviamo finalmente, piuttosto stanchi, nella tendopoli vicino Novelli, dove ci stanno aspettando i militari e i cuochi. I militari della Folgore ci spiegano come sistemarci e ci mostrano le tende dove saremo alloggiati. E poi a cena. Dove finiremo per brindare ancora con la grappa serba e a familiarizzare con militari e cuochi.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmekASv83hI/AAAAAAAAAIo/wjNMYBmXfc8/s1600-h/SGPhoto_2009_07_23+00_15_13.png"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361434206347779602" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 160px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmekASv83hI/AAAAAAAAAIo/wjNMYBmXfc8/s320/SGPhoto_2009_07_23+00_15_13.png" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmekOle_jvI/AAAAAAAAAIw/aWZUhLttIy4/s1600-h/SGPhoto_2009_07_23+00_15_28.png"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361434451895095026" style="WIDTH: 288px; CURSOR: hand; HEIGHT: 158px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmekOle_jvI/AAAAAAAAAIw/aWZUhLttIy4/s320/SGPhoto_2009_07_23+00_15_28.png" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmekXaZW3CI/AAAAAAAAAI4/hHFimgRxdJQ/s1600-h/SGPhoto_2009_07_23+00_15_37.png"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361434603537488930" style="WIDTH: 275px; CURSOR: hand; HEIGHT: 149px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmekXaZW3CI/AAAAAAAAAI4/hHFimgRxdJQ/s320/SGPhoto_2009_07_23+00_15_37.png" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Rakija ovunque&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un momento di condivisione intenso e, tutto sommato, solo apparentemente paradossale. Perché si parla di humanitas, di là da divise e ideologie. Un militare ci mostra i cagnolini che hanno salvato (insieme a un pony e un paio di cinghiali). Un altro, ci racconta con un po’ di amarezza del non eccezionale contributo della maggior parte della gente del paese, ma c’è anche un anziano che va ad aiutarli, in quel campo che, va detto, è un esempio di organizzazione ed efficienza, unite ad una grande gentilezza. Così, dopo una notte che mi rievoca piacevolmente (altro paradosso, questo fascino per certi ricordi) il passato militare, meno piacevole solo per il russare di uno dei compagni di viaggio… paradosso o no, la mattina dopo riprendo l’alzabandiera dei militari della Folgore.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmenPw6LUXI/AAAAAAAAAJQ/Cs7KlD0STRg/s1600-h/SGPhoto_2009_07_23+01_53_47.png"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361437770676654450" style="WIDTH: 314px; CURSOR: hand; HEIGHT: 174px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmenPw6LUXI/AAAAAAAAAJQ/Cs7KlD0STRg/s320/SGPhoto_2009_07_23+01_53_47.png" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;28 giugno&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;C’è un campo di calcio, l’avevamo visto subito, appena arrivati. E dopo colazione si comincia subito a giocare col gruppo di musicisti napoletani che, come noi, parteciperanno alla manifestazione culturale nel paese vicino. Lotta impari, perché i giovani serbi (più qualche italiano), sono assistiti dal tifo delle ragazze (e anche, ma sì, dalla perizia tecnica di Alessandro allenatore da fuori campo, bravo soprattutto a incitare con urlacci il figlio). Ma la partita è bella, e la sconfitta dei napoletani onorevole. Finisce circa 11 a circa 4.&lt;br /&gt;L’allegria romano-serbo-napoletana esplode nei balli improvvisati, prima di partire sul pullman dei Vigili del Fuoco. Strumenti popolari, sintesi di kolo e tarantelle, militari che partecipano emotivamente (ma non ballano).&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmemFi8JFbI/AAAAAAAAAJA/sXYbWUnhThU/s1600-h/200906+2728+(8).JPG"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361436495616480690" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmemFi8JFbI/AAAAAAAAAJA/sXYbWUnhThU/s320/200906+2728+(8).JPG" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;Ci si sposta sulla panoramica terrazza del paese vicino, dove era prevista la manifestazione; ci sono autorità e manca la gente. Ci accolgono i clown degli ‘artisti aquilani’; dopo pochi minuti ci ritroviamo tutti possessori di uno splendido naso rosso. Tra balli e canti dei napoletani, su un palco che poi diventa palcoscenico per tutti, tra bolle di sapone, palloncini, il sole che per la prima volta splende (ma durerà poco), le bambole fatte con i papaveri, delle quali Samantha pretende il copyright (valga questo scritto come attestato), risate e poi ancora balli e risate e canzoni, le forze dell’ordine che assistono in disparte (ma un naso rosso se lo metterebbero anche loro); passa così la mattinata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmenXWI8X_I/AAAAAAAAAJY/C4bwqmLZcCI/s1600-h/SGPhoto_2009_07_23+01_54_18.png"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361437900929785842" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 241px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmenXWI8X_I/AAAAAAAAAJY/C4bwqmLZcCI/s320/SGPhoto_2009_07_23+01_54_18.png" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeneoYFy_I/AAAAAAAAAJg/AbkYNiB59MQ/s1600-h/SGPhoto_2009_07_23+01_54_56.png"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361438026084240370" style="WIDTH: 304px; CURSOR: hand; HEIGHT: 161px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeneoYFy_I/AAAAAAAAAJg/AbkYNiB59MQ/s320/SGPhoto_2009_07_23+01_54_56.png" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmenvsI2rFI/AAAAAAAAAJw/w7YcjITsIIM/s1600-h/SGPhoto_2009_07_23+01_54_44.png"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361438319151852626" style="WIDTH: 301px; CURSOR: hand; HEIGHT: 167px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmenvsI2rFI/AAAAAAAAAJw/w7YcjITsIIM/s320/SGPhoto_2009_07_23+01_54_44.png" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;Rallenta il mio respiro&lt;br /&gt;Scende in profondità&lt;br /&gt;Si adatta al soffio del mondo&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Si torna al campo, dove i ragazzi riprendono a giocare a pallone (rinuncerebbero anche al pranzo speciale preparato per la domenica). Stavolta, ci buttiamo nella mischia con Alessandro.&lt;br /&gt;Il pranzo è ottimo (e abbondante), la seconda bottiglia di rakija è immolata alla solidarietà con i militari e il personale protagonisti della tendopoli, il calore (alcolico e umano) distende le discussioni col militare leghista col quale si discute cordialmente (i ‘politici’ di oggi non ci riuscirebbero mai), ed anche il capitano dei paracadutisti che somiglia a D’Annunzio partecipa al brindisi. Finale degno di questo viaggio, un’ora di balli e spettacolo improvvisati, tutti insieme, mentre arrivano anche i carabinieri e qualche persona del paese osserva dai tavoli, tutto in grande allegria.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/Smenn5FnreI/AAAAAAAAAJo/mVJcKoT-9Y4/s1600-h/SGPhoto_2009_07_23+01_55_21.png"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361438185188994530" style="WIDTH: 297px; CURSOR: hand; HEIGHT: 160px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/Smenn5FnreI/AAAAAAAAAJo/mVJcKoT-9Y4/s320/SGPhoto_2009_07_23+01_55_21.png" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Va via così, anche la rakija che Ale versa a terra, terra che in realtà è il pavimento del campo da tennis dove è stata allestita la mensa, in ricordo dell’amica serba scomparsa, che nella tradizione serba partecipa in questo modo al brindisi. Le origini pagane dei serbi, sempre rivendicate senza problemi pur dopo la conversione al cristianesimo, anche nel kolo, il ballo in cerchio dove sono presenti le anime delle generazioni presenti, passate e future. Ale, comunque, si offrirà di ripulire.&lt;br /&gt;Forse è il caso di parlare ancora di paradosso. Di quella simpatia che accomuna persone così diverse; ma non è un paradosso, per noi, provare stima e riconoscenza per persone che esprimono idee così agli antipodi. Non è paradosso, è ancora humanitas. E viene da pensare che i paradossi andrebbero finalmente risolti tutti, o smascherati.&lt;br /&gt;Il paradosso è ciò che contrasta con l’opinione comune. E’ vero che ne abbiamo incontrati molti, ma perché accontentarsi di lasciarli così? Il paradosso partecipa della natura dell’enigma, semmai, non del mistero, e gli enigmi si svelano. Basta avere gli strumenti: prima di tutto la logica, poi la corretta informazione. Basta anche la logica, se l’informazione è carente o falsa (a qualcuno non sfuggirà il riferimento a una più idilliaca poesia della Dickinson).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo a Roma. A Tor Vergata ci aspettano le famiglie che ospiteranno le ragazze e i ragazzi. La prima parte di questo viaggio si conclude.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeqjRzfWEI/AAAAAAAAAKQ/hSzsYx8Z-g0/s1600-h/SGPhoto_2009_07_23+00_16_10.png"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361441404459374658" style="WIDTH: 297px; CURSOR: hand; HEIGHT: 152px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeqjRzfWEI/AAAAAAAAAKQ/hSzsYx8Z-g0/s320/SGPhoto_2009_07_23+00_16_10.png" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Mi&lt;br /&gt;Distendo&lt;br /&gt;Aprendomi&lt;br /&gt;Tensione verticale&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il paradosso che ci fa credere che sia il sole a muoversi, si svela quando la scienza lo spiega. Il paradosso che dal Kosovo fossero i residenti albanesi a fuggire, mentre oggi non ci sono quasi più serbi, poteva essere risolto prima, con la logica, perché l’informazione è stata criminale. Bastava sapere un po’ di matematica, per capire che il numero di profughi non poteva essere pari, più o meno, a quello dei residenti. Bastava analizzare con la logica le cifre fornite dall’informazione. Bastava guardare meglio le foto delle centinaia di fosse comuni su giornali (sedicenti di sinistra) per accorgersi (come qualcuno ha fatto) che erano false. Oppure chiedersi, a guerra finita, che fine hanno fatto. Qui non si tratta di paradosso, se la gente è ancora convinta che andava liberato il Kosovo dalla pulizia etnica serba; si è trattato di un’operazione di criminalizzazione funzionale. Il giorno prima, l’UCK era definito ‘banda di tagliagole’ dall’amministrazione statunitense, il giorno dopo la Albright li investiva dell’onore di diventare ‘esercito di liberazione’. Contraddizione sbattuta in faccia al mondo, ma l’opinione pubblica non ci ha neanche fatto caso. La Albright, che agli studenti americani, che le chiedevano conto del mezzo milione di bambini morti in Iraq causati dalla prima guerra del Golfo, rispose che era ‘il giusto prezzo da pagare’. Quanto al Kosovo liberato, c’è solo da invitare a rivedere o vedere il servizio della Rai, su Kosovo e narcotraffico, andato in onda pochi mesi fa, per capire a chi è servita questa indipendenza ottenuta a colpi di uranio impoverito, che sta facendo vittime di cui nessuno parla. E magari qualche paradosso scompare. Non è paradosso che il grande orgoglio serbo, le grandi rivendicazioni di appartenenza del Kosovo, terra a loro sacra, si frammenti nell’amarezza dei resistenti, contro quelli che adesso vendono le case agli albanesi anziché tornare, anche in un Kosovo non più Serbia ma almeno con più serbi, per contare di più, e i serbi che sono dovuti fuggire, che adesso hanno i figli cresciuti in altre realtà e che non ce la fanno o non possono tornare. Non è paradosso, si chiama guerra tra poveri. E anch’io, e me ne dispiace, sono costretto a sciogliere questo paradosso di aver parlato di serbi e albanesi dando forse l’idea che, sentirsi vicino a una parte, significhi essere contro l’altra. Certo, ricordando Don Milani anche io rivendico il diritto di decidere quale sia la mia Patria e quali i miei nemici. Ed anche per me, si gioca tutto sulla dialettica tra oppressi e oppressori. I popoli sono oppressi, e non me la sento di definire un popolo qualsiasi ‘oppressore’. Sono i governi a opprimere, e non credo che gli albanesi, da questo punto di vista, siano stati privilegiati, aizzati a questa guerra dai nuovi padroni del Kosovo e dai criminali internazionali di sempre. Tanti anni fa, io mi finsi albanese perché dei bambini (anche allora) abituati al disprezzo verso le ultime ruote del carro (al tempo erano gli albanesi, oggi, forse, i rumeni), imparassero a dissociare la persona dall’etichetta. E chi se li scorda i ragazzini albanesi, i loro genitori che lavoravano sodo, le maschere di carnevale che costruivo lì per lì perché non potevano permettersele… Nessun paradosso, chi è oppresso è oppresso, e non c’entra la nazionalità. I paradossi umani, quelli veri, nascono dalle sovrastrutture culturali che, nel bene e nel male, e spesso in modo drammatico, ci differenziano dagli animali. Ecco perché posso senza nessuna contraddizione solidarizzare e provare stima più per il soldato che vota lega che per tanti tromboni che, a parole, dovrebbero stare dalla mia parte. Perché condivido (certo, forse solo in quel momento, ma non è comunque un caso), nelle parole scambiate, negli sguardi e in particolari che appartengono alla più significativa comunicazione non verbale, il senso di una condivisione dell’umanità più vera. Tutto il resto, le reciproche opinioni politiche più o meno fondate, o travisate, da una parte e dall’altra, vittime o meno di false informazioni o false speranze, sono poca cosa. Il serbo e l’albanese che bevono caffè e rakija insieme, dove i giornali ci raccontano di odio feroce, il serbo cacciato dalla sua casa che nel 2000 (primo campo di lavoro) ci raccontava piangendo del suo vicino albanese che non avrebbe più rivisto; non c’è paradosso, c’è umanità, che non viene raccontata dalle televisioni, perché fa comodo alimentare l’opinione comune più becera. La popolazione francese, da sempre amica dei serbi, più ancora degli italiani (considerati un popolo fratello, e quanto male ha fatto ai serbi questo doppio tradimento!), era contraria alla partecipazione della Francia all’aggressione Nato. Aggressione, perché non ci fu dichiarazione di guerra, ma il rifiuto di firmare un accordo capestro. Una controversia internazionale, semmai, per la quale la nostra costituzione, articolo 11, vietava espressamente anche l’intervento dell’Italia. E così la televisione francese mandò le immagini delle mai trovate centinaia di fosse comuni, per settimane, e convinse l’opinione comune. Perché l’emotività, disgraziatamente, è più aggressiva della ragione. E’forse quella, a costringere qualcuno a commuoversi ascoltando ancora oggi ‘Vidovdan’, o che spinge poche persone a incamminarsi verso la piana dei merli, verso un Kosovo che è sempre meno Serbia, se non per slogan? Paradosso di una guerra definita umanitaria? Non confondiamo, quello non è un paradosso, è un crimine grammaticale e una vergogna per chi l’ha usato.&lt;br /&gt;Basta la logica, dunque, ma richiede impegno. La mente resa flaccida dall’assuefazione a spettacoli grandefratellari e dalle fatiche di impegni per la sopravvivenza quotidiana, non sempre è disposta a faticare, e lascia passare quello che viene passato per verità ‘comoda’.&lt;br /&gt;Ecco perché, nei monasteri che abbiamo visitato, ci ritroviamo, pur non credenti, incantati a guardare quelle immagini sacre, che raccontano di una storia umana e di una ricerca verso il trascendente che, comunque, è parte dell’uomo. Potremmo buttarla in antropologia, ma si peccherebbe all’inverso; negare senza dimostrare è come aver fede senza dimostrare. Entrambe le cose sono soggettive, e vanno bene finché non pretendano di imporre stili di vita agli altri. Così, le immagini iconiche della Madonna col bambino, che compriamo ogni volta, vanno comunque bene. Perché la maternità è l’espressione più umana che ci sia (anche se una lapide che ricorda un artista di Cortona vi aggiunge il martirio, la croce), e, non a caso, anche a scuola risolverebbe tante diatribe su crocefissi imposti. Tutto ciò che va ‘oltre’, riguarda il mistero, e la ricerca personale.&lt;br /&gt;I paradossi sono smagliature di assurdità nel tessuto della conoscenza: dapprima ci fanno dubitare delle nostre credenze e poi ci spingono a ridefinire i nostri concetti. (Odifreddi)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si conclude la prima parte della storia, perché stiamo per tornare in Serbia e Kosovo, per riaccompagnare quei ragazzi. E per raccogliere altre testimonianze, e forse andare a trovare di nuovo madama Dobrila, nel patriarcato di Pec. Continuo a pensare, chissà perché, all’immagine delle scarpe che lasciamo ogni volta fuori dalla porta quando entriamo in una delle loro case, e ai proprietari che, in quanto ospiti, ci invitano ogni volta a tenerle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Un&lt;br /&gt;Ultimo&lt;br /&gt;Pensiero&lt;br /&gt;Odora di te&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Dopo tanti paradossi, chiudo con alcuni versi di una poesia, di Jovan Dučić. Me li fece conoscere una ragazza serba anni fa, me la ricordano due fiorellini gialli, sul pacchetto di un regalo che porterò a un’altra ragazza, che era piccola quando l’ho conosciuta nel 2001 e ci siamo 'adottati' come fratelli. Eravamo in un istituto minorile di Belgrado, durante un campo di lavoro. Molti di quei ragazzi, ormai adulti, sono i miei amici che mi aspettano ogni volta che torno in Serbia. Ragazzi e ragazze che, come Dzemilja, sono la parte più consistente del mio ‘cuore in Serbia’. A srce u Srbiji.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ја не мећем на те ђинђуве са траком,&lt;br /&gt;Него жуте руже у те косе дуге:&lt;br /&gt;Буди одвећ лепа да се свиђаш сваком,&lt;br /&gt;Одвећ горда да би живела за друге.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;em&gt;Io non metto su di te fili di perle ma&lt;br /&gt;Rose gialle nei tuoi lunghi capelli&lt;br /&gt;Sii talmente bella da piacere a tutti&lt;br /&gt;E talmente orgogliosa per vivere per gli altri.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Pomeriggio dolce assolato terso&lt;br /&gt;Sotto un cielo slavo del Sud pieno di grazia.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#3333ff;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Vuk&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeqsiKHDGI/AAAAAAAAAKY/_wnw8af-Vxw/s1600-h/SGPhoto_2009_07_23+00_16_28.png"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361441563468041314" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 173px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeqsiKHDGI/AAAAAAAAAKY/_wnw8af-Vxw/s320/SGPhoto_2009_07_23+00_16_28.png" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeqFkaxsxI/AAAAAAAAAJ4/KZ2ttlee7b8/s1600-h/SGPhoto_2009_07_23+00_16_36.png"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361440894059918098" style="WIDTH: 299px; CURSOR: hand; HEIGHT: 223px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeqFkaxsxI/AAAAAAAAAJ4/KZ2ttlee7b8/s320/SGPhoto_2009_07_23+00_16_36.png" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeqOKzk1AI/AAAAAAAAAKA/p2oQhr1MU_M/s1600-h/DSCN1427+1+(2)+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361441041803432962" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeqOKzk1AI/AAAAAAAAAKA/p2oQhr1MU_M/s320/DSCN1427+1+(2)+%5B800x600%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeqXyftGBI/AAAAAAAAAKI/7d12Rxb54eE/s1600-h/Produce_20090701191838.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361441207076329490" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 179px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeqXyftGBI/AAAAAAAAAKI/7d12Rxb54eE/s320/Produce_20090701191838.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5708314046372001827-72372404551290617?l=zdravodaste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zdravodaste.blogspot.com/feeds/72372404551290617/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5708314046372001827&amp;postID=72372404551290617&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/72372404551290617'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/72372404551290617'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zdravodaste.blogspot.com/2009/07/cieli-slavi-del-sud-non-senza-grazia.html' title='Cieli slavi del sud. Non senza grazia. (Kosovo, parte prima)'/><author><name>Ste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15353539648996243381</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmeRtAvy0qI/AAAAAAAAAFI/bBIGZSaObNo/s72-c/1_20090710145728t+%5B800x600%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5708314046372001827.post-8283936005687594994</id><published>2009-07-21T22:27:00.002+02:00</published><updated>2009-07-21T22:36:28.266+02:00</updated><title type='text'>Tra spazzatura e cielo</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Crepitio d'acciaio tra spazzatura e nuvole&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;girano le ruote del treno e della Storia&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;cancellano memorie d'eroi e di battaglie&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;su cieli in cui non passano più memorie antiche&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Peggiore dell'oblìo, la verità stuprata&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;la&lt;/em&gt; damnatio memoriae&lt;em&gt; appare un privilegio&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;cambiano i nomi, si riscrivono le Storie&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;di birre e monasteri, di lingue antiche e popoli&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Tra spazzatura e nuvole spariscono anche i fiori&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;perché più nulla turbi l'incantesimo infame&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;e restino addormentate Verità e Giustizia&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;e siano dimenticati i popoli e gli eroi.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Vuk&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmYmkaxem7I/AAAAAAAAAE4/QX0BdbuFisg/s1600-h/DSCN1932+%5B800x600%5D.JPG"&gt;&lt;img style="WIDTH: 240px; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5361014813535148978" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmYmkaxem7I/AAAAAAAAAE4/QX0BdbuFisg/s320/DSCN1932+%5B800x600%5D.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5708314046372001827-8283936005687594994?l=zdravodaste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zdravodaste.blogspot.com/feeds/8283936005687594994/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5708314046372001827&amp;postID=8283936005687594994&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/8283936005687594994'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/8283936005687594994'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zdravodaste.blogspot.com/2009/07/tra-spazzatura-e-nuvole.html' title='Tra spazzatura e cielo'/><author><name>Ste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15353539648996243381</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SmYmkaxem7I/AAAAAAAAAE4/QX0BdbuFisg/s72-c/DSCN1932+%5B800x600%5D.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5708314046372001827.post-8203766387263891871</id><published>2009-05-17T17:06:00.003+02:00</published><updated>2009-05-17T17:20:15.748+02:00</updated><title type='text'>Lezioni di grammatica. Le congiunzioni e il razzismo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a name="Grammaticassassina"&gt;Grammatica &lt;/a&gt;criminale? Paola Mastrocola è autrice di un romanzo, "La gallina volante", dove un’insegnante di liceo, in un dialogo con l’amica psicoterapeuta, sostiene che &lt;em&gt;L’Io dei giovani d’oggi è irrimediabilmente destrutturato perché non fanno grammatica. Non sanno che cosa è importante in una frase e che cosa lo è meno, che cosa regge una frase e che cosa è retto, non distinguono tra una parola che fa da soggetto e un’altra che è soltanto un attributo. Allo stesso modo non sanno che cosa nella vita è importante e cosa non lo è, che cosa è un guaio marginale e cosa è una tragedia.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Una provocazione? Sempre nel libro si sostiene che Pietro Maso ha ucciso i suoi genitori perché a scuola non si insegna la grammatica. La tesi, neanche tanto assurda, è che&lt;br /&gt;&lt;em&gt;arrivano ragazzi disperati perché a tavola hanno avuto una fetta in meno di prosciutto rispetto al fratello, e di lì cadono in depressione e prendono psicofarmaci. La realtà è che non hanno alcuna conoscenza lessicale: conoscono la parola disperato e basta, e quindi la usano tanto per la morte del padre quanto per la fetta di prosciutto in meno. (…) Ci diceva di Pietro Maso, quello che ha ucciso i genitori per quattro soldi di eredità: alla tivù hanno intervistato un suo amico che ha commentato l’omicidio con queste parole: “Ha fatto una cazzata”. (…) Questo è il punto: i giovani non distinguono, posseggono solo la parola cazzata che va bene tanto per quando uno mette una mosca nella minestra della madre, tanto per quando l’ammazza a coltellate. Possiedono una sola parola per le cose, dunque le cose sono uguali. (…)&lt;br /&gt;Pietro Maso ha ucciso perché gli insegnanti non fanno grammatica e non insegnano ad allargare il lessico. Ha ucciso perché uccidere è solo una cazzata, ha ucciso perché non sa che ci sono frasi principali e frasi subordinate e che le subordinate sono di diversi gradi.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Questo è un primo aspetto del problema-grammatica. Che qualcuno della ‘vecchia scuola’ potrebbe stravolgere sostenendo che, in effetti, è vero che oggi di grammatica se ne fa poca e che bisognerebbe ‘tornare all’antico’ e farne di più. Ma insegnare la grammatica non è un problema di quantità: i ‘quaderni pieni’ di analisi grammaticale, la grammatica la fanno odiare. Si tratta di farla meglio. Nei vari progetti di filosofia con i bambini, per esempio, si è sperimentato l’approccio filosofico alla grammatica, riprendendo le suggestioni di uno splendido libro che riportava esperienze analoghe nelle scuole medie: “L’ora di grammatica – Storie di studenti alla scoperta del linguaggio” (a cura del Centro di Ricerche sul Linguaggio e l’Educazione, Morlacchi Editore). In una classe Quarta Primaria, si è proposto di riflettere sulla forma dei segni di punteggiatura. Dalle affermazioni di alunne e alunni, è emerso che i due punti sono ‘due occhi’ che guardano chi sta parlando (quando si trovano prima della frase del discorso diretto), o che il punto è rotondo perché ricorda la forma rotonda di un insieme (matematico), perché racchiude (chiude) tutta la frase. E questo è solo un piccolo esempio. La grammatica può essere resa interessante e divertente anche raccontandola come un romanzo, come nel libro “La grammatica è una canzone dolce”, di Orsenna, dove, in un’isola, le parole sono organizzate in tribù, con le loro regole (logiche e grammaticali, appunto).&lt;br /&gt;C’è poi un aspetto diagnostico che ogni educatore dovrebbe tenere in considerazione: le parole non vengono pronunciate a caso, il modo di esprimersi, soprattutto nei bambini (ma qualcuno estende il concetto integralmente a ogni tipo di comunicazione), può rivelare molto. Non solo a livello psicologico, non solo per la &lt;em&gt;corrispondenza tra atrofia linguistica e atrofia affettiva&lt;/em&gt;, per citare le parole della prof.ssa Edda Ducci, docente di Filosofia dell’Educazione e Pedagogia (Università di Roma Tre e LUMSA). La grammatica è anche rivelatrice delle condizioni della società in cui si vive.&lt;br /&gt;Qui, a voler pensar male, si potrebbe innestare la preoccupazione per un complotto dove certi “assassini” siano lieti che la grammatica si insegni a memoria, come nozione e non come strumento per strutturare la personalità, cioè educando alla libertà di scelta, libertà dannosa in una società di consumatori o di sudditi.&lt;br /&gt;Ricordiamoci, per esempio, le “guerre umanitarie”.&lt;br /&gt;Guerra-umanitaria è una bestemmia linguistica. Ricordiamo bene il silenzio di intellettuali e pedagogisti, quando si bombardavano acquedotti e reparti di neonatologia in Jugoslavia, col falso pretesto di fosse comuni successivamente smentite (come le - mai trovate - armi di distruzione di massa in Iraq, pretesto per un altro genocidio).&lt;br /&gt;A nessuno sembrò indecente, quell’uso continuo di parole-concetti che entravano nella testa dei bambini. Bambini che crescevano convinti della validità di certi ossimori (bombe-intelligenti, guerre-umanitarie). Bambini che poi inventavano spontaneamente allegre canzoncine sui bombardamenti. Roba già vista, lo sappiamo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Una guerra può essere necessaria, forse, ma non è mai umanitaria. E questo è un argomento sul quale noi adulti possiamo dissertare, il bambino ha meno strumenti concettuali, lui può semplicemente prenderlo per buono (magari perché lo dicono i grandi). &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Classe di scuola primaria: “Perché hai colpito il tuo amichetto? Non ti aveva fatto niente!” – “Si, mae’, però mi sembrava che voleva colpirmi…”. A voi sembra solo una battuta? O quel bambino aveva già assimilato il concetto di guerra preventiva?&lt;br /&gt;La grammatica è un indicatore della società in cui si vive, per esempio del clima razzista dei nostri tempi, che può emergere innocentemente da una congiunzione avversativa (&lt;em&gt;ma&lt;/em&gt;) anziché copulativa (&lt;em&gt;e&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;Scrive un bambino in un giornalino scolastico, parlando della bella famigliola riprodotta in una foto (il tema è ‘La pace’): &lt;em&gt;la mamma ha la pelle chiara, il papà ha la pelle scura e hanno quattro figli due sono chiari e due un po’ più scuri ma si vogliono tutti tanto bene.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Perché, nell’idea del bambino, la condizione multietnica di quella famiglia necessitava (più o meno consapevolmente, vista l’età) di spiegare che &lt;strong&gt;anche se&lt;/strong&gt; di colore, si volevano bene lo stesso? Perché, nel suo mondo, fatto di televisione, di commenti azzardati degli adulti, di cori razzisti allo stadio, l’idea che ci si possa voler bene tra persone di colore diverso, persino in famiglia, non è scontata? Siamo convinti che la frase avrebbe un senso completamente diverso se, invece di un MA, ci fosse stato E? &lt;em&gt;Sono di colore diverso E si vogliono bene;&lt;/em&gt; quell’E, congiunzione copulativa – che aggiunge – avrebbe significato che, essere di colore diverso e volersi bene, sono due cose con uguale connotazione (positiva). Il nome delle congiunzioni ne spiega la differenza: avversativa (che avversa) &lt;em&gt;vs&lt;/em&gt; copulativa (che unisce). Sono gli adulti, gli educatori, i genitori (e i politici? Quali?) a doversi chiedere perché il bambino ha scelto quel MA, che indica la consapevolezza di stigmatizzazione (del colore diverso) che il bambino avverte nell’aria e che ha voluto probabilmente stemperare con una manifestazione di tolleranza, che in lui è inconsapevole, ma è colpevole nell’adulto (‘tollerare’ è troppo simile a ‘sopportare’).&lt;br /&gt;Come mai nel nostro Paese, baluardo di democrazia, di civiltà e di accoglienza, con il ricordo di un passato dove gli italiani sono stati vittime del razzismo, un bambino avverte quest’aria?&lt;br /&gt;Solo perché si proclama ai quattro venti (intesi come mass-media) che a qualcuno la multietnicità non piace (e i vescovi, e non solo loro, a ricordare che multietnici lo siamo da un pezzo)?&lt;br /&gt;Solo perché, quando si parla di reati, si denota la razza ogni volta che non si tratta di un connazionale (ma secondo il Viminale, tra i violentatori, sei su dieci sono italiani)?&lt;br /&gt;L’ultimo esempio di dialettica applicata alla criminalizzazione: giorni fa è stato dato risalto a dei presunti sciacalli rumeni che erano stati arrestati. A distanza di pochissimo tempo si è accertato che non avevano commesso alcun reato. La televisione ha dato la notizia; anziché scusarsi (e vergognarsi) per aver gettato inutilmente e avventatamente fango su degli innocenti, i giornalisti hanno specificato immediatamente che “anche se non si trattava di sciacalli, l’operazione ha dimostrato l’efficienza dei controlli…”. Complimenti. E poi dicono che l’Italia precipita nelle classifiche sulla libera informazione. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Forse, se i bambini annusano (e riportano) aria di razzismo, è anche per il continuo parlare di bambini strappati alle madri clandestine&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(http://associazioneumoja.wordpress.com/2009/04/02/l%e2%80%99incubo-di-kante-in-ospedale-mi-hanno-strappato-il-bambino/), di bambini stranieri ai quali andrebbe negato il diritto alle cure e allo studio, perché figli di clandestini che vengono in Italia ‘solo per delinquere’. Genitori che poi, ogni tanto, muoiono al largo delle coste prima di arrivare, anzi, di essere rispediti al mittente. Qualche politico è convinto che tutta quella gente venga in Italia in gita turistica, gente ‘senza arte né parte’, in fondo.&lt;br /&gt;(&lt;a href="http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Clandestini,%20la%20Camera%20dice%20s%C3%AC%20alla%20legge%20Maroni,%20Napolitano:%20" idsezione="'3039"&gt;http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Clandestini,%20la%20Camera%20dice%20s%C3%AC%20alla%20legge%20Maroni,%20Napolitano:%20&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;Per avere il permesso di soggiorno, devi avere la fortuna di bloccare, con un atto di eroismo, un criminale (magari italiano), com’è successo di recente. Ecco, il dovere di accoglienza (tanto sbandierato quando ci si deve far belli rivendicando la cultura cristiana), non è più un dovere civile, ma un premio all’eroismo.&lt;br /&gt;Intanto, mentre le leggi sull’immigrazione vogliono impedire ai bambini stranieri di frequentare le nostre scuole, nella scuola si farà meno grammatica, perché mancheranno gli insegnanti, letteralmente cacciati, mentre i pochi sopravvissuti dovranno occuparsi più della vigilanza che di banalità come la didattica o addirittura l’educazione (che non serve ad un popolo di consumatori né di sudditi).&lt;br /&gt;Nel 1938-39, in Italia, ai bambini ebrei venne impedito di frequentare le scuole; nel frattempo, ronde che allora si chiamavano in un altro modo e avevano camicie di un altro colore, pattugliavano le strade per renderle più sicure. Ma questa diventerebbe una lezione di storia. Del resto, per chiudere con una citazione (Hegel), la Storia ci insegna che i popoli non imparano nulla dalla Storia.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5708314046372001827-8203766387263891871?l=zdravodaste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zdravodaste.blogspot.com/feeds/8203766387263891871/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5708314046372001827&amp;postID=8203766387263891871&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/8203766387263891871'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/8203766387263891871'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zdravodaste.blogspot.com/2009/05/lezioni-di-grammatica.html' title='Lezioni di grammatica. Le congiunzioni e il razzismo'/><author><name>Ste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15353539648996243381</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5708314046372001827.post-5300618264210433546</id><published>2009-05-17T15:12:00.000+02:00</published><updated>2009-05-17T15:15:37.781+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>L’anno 2008 si chiudeva con un genocidio e non c’era da stare allegri per il nuovo anno. Era però lecito almeno sperare che, raggiunto il fondo, in Italia e nel mondo si potesse, se non risalire, almeno fermarsi. Invece si è cominciato a scavare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5708314046372001827-5300618264210433546?l=zdravodaste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zdravodaste.blogspot.com/feeds/5300618264210433546/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5708314046372001827&amp;postID=5300618264210433546&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/5300618264210433546'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/5300618264210433546'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zdravodaste.blogspot.com/2009/05/lanno-2008-si-chiudeva-con-un-genocidio.html' title=''/><author><name>Ste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15353539648996243381</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5708314046372001827.post-2383787432488540786</id><published>2008-12-31T14:05:00.004+01:00</published><updated>2008-12-31T14:31:08.218+01:00</updated><title type='text'>Nelle nostre feste più belle...</title><content type='html'>Se mi uccidono&lt;br /&gt;appoggiatemi a una roccia,&lt;br /&gt;il viso rivolto al vento,&lt;br /&gt;ch’io muoia&lt;br /&gt;sotto le nubi della sera,&lt;br /&gt;nell’erba del mattino. &lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Se muoio nel mio letto,&lt;br /&gt;mettetemi nudo sulla terra,&lt;br /&gt;su una collina del mio paese,&lt;br /&gt;e che l’oblio mi liberi;&lt;br /&gt;o ricordatevi di me,&lt;br /&gt;durante le vostre feste più belle.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;(‘Testamento’, di Samih Al Kassem, poeta palestinese) &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SVtzogdOJcI/AAAAAAAAACI/bBHlZXyBKrc/s1600-h/gaza.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5285945727393867202" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 167px; CURSOR: hand; HEIGHT: 120px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SVtzogdOJcI/AAAAAAAAACI/bBHlZXyBKrc/s400/gaza.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;"Quello in corso a Gaza è un massacro,non è un bombardamento, è un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice"&lt;/div&gt;&lt;div&gt;padre Manauel Musallam, parroco a Gaza, 27 dicembre 2008&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Se avessi anch'io fatto il mio dovere di uomo, se avessi cercato di far valere la mia voce, il mio parere, la mia volontà, sarebbe successo? E perciò è necessario che spariscano gli indifferenti, gli scettici, quelli che usufruiscono del poco bene che l'attività di pochi procura, e non vogliono prendersi la responsabilità del molto male che la loro assenza dalla lotta lascia preparare e succedere&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;. (Antonio Gramsci)&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La citazione di Gramsci compare in un articolo, pubblicato dal Manifesto nel 2002, del fisico Daniel Amit, israeliano, cittadino italiano dal 1999, grande pioniere nello studio delle reti neurali, recentemente scomparso. Daniel Amit era nato in Polonia nel 1930, immigrato in Palestina nel 1940, e' stato professore di Fisica prima a Gerusalemme quindi a Roma dal 1991, dove ha preso la cittadinanza italiana. Oltre ad essere un grande ricercatore, Daniel Amit era noto per il suo impegno di pace soprattutto (ma non solo) rispetto al conflitto israelo-palestinese.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Questi sono alcuni stralci dal sito della Rete Ebrei Contro l'occupazione.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Come israeliano Daniel si sentiva responsabile in prima persona per le scelte sciagurate dei vari governi israeliani. Nello stesso articolo scriveva: "Quando si torna da laggiù, (I territori palestinesi) si capisce un po' l'incubo di Primo Levi, che sogna di essere tornato nella sua Torino, e attorno a un tavolo, a cena, di cominciare a raccontare Aushwitz, e si accorge che nessuno lo sta ascoltando (non perché Ramallah assomigli ad Aushwitz, o perché io sono un reduce di Ramallah, ma perché gli orrori non si possono raccontare abbastanza, e ascoltarli o leggerli è sempre troppo".)&lt;br /&gt;E rispondendo ad alcune lettere, sempre sul "Manifesto" nel gennaio 2002, che difendevano con motivazioni ipocrite e pretestuose l'operato di Israele usando come scudo la Shoah, scriveva:&lt;br /&gt;"Qui l'oggetto non è tra pratiche palestinesi e valore della Shoah, ma fra queste e i comportamenti di Israele. Basterebbe guardare le statistiche con più di 1200 palestinesi uccisi negli ultimi 15 mesi, per vedere quanti bambini, donne, vecchi, vi figurano. E la distruzione solo 3-4 giorni fa di 30 abitazioni a Rafah, nella Striscia di Gaza lasciando 500 persone senza tetto, in che categoria va messa rispetto alle memorie e le lezioni della Shoah'?.Come affermano a testa alta i 53 militari,(obiettori) Israele non si salva con le bugie, né con l'annientamento di un altro popolo: Il futuro di Israele si salverà e si salderà unicamente con i valori della Shoah, quelli autentici, della percezione della sofferenza dell'altro, con il rispetto dei diritti dell'altro. In termini pratici con l'eliminazione delle colonie (tutte) che sono ciascuna in se un atto di violenza e di illegalità, con l'accettazione che "i territori occupati non sono Israele".&lt;br /&gt;E rispondendo a Gad Lerner in un articolo dell'aprile 2002 sempre sul Manifesto scriveva a proposito del terrorismo:&lt;br /&gt;"Noi israeliani sappiamo che il problema di fondo non è il terrorismo palestinese. E' l'occupazione militare, la negazione di tutti i diritti e in contravvenzione di tutte le risoluzioni dell'ONU e l'esproprio legato alla costruzione e all'espansione delle colonie. Non come dice Lerner dal 1993, ma dal 1967. E' imperdonabilmente miope attribuire a una strategia palestinese il terrorismo. Il terrorismo è una via senza uscita e lo sanno i palestinesi ben prima di noi, anzi lo considerano un pericolo mortale per la loro società futura, post- occupazione. Il terrorismo, serve come pretesto a Sharon, che non ha alcuna politica alternativa alla guerra, a Bush per distruggere l'Afghanistan e forse a qualcuno in Italia.&lt;br /&gt;"Non dimentichiamo che il terrorismo suicida non esisteva affatto fino a sei-sette anni fa, ma l'occupazione invece si. Non riusciamo a non leggerlo come un frutto partorito dall'occupazione.. E' perciò che quando un israeliano con gli occhi aperti si trova di fronte a un atto di terrorismo orrendo risponde come Nurit Peled, la cui figlia è stata uccisa in un'esplosione a Gerusalemme, a Netanyahu "E' colpa tua".&lt;br /&gt;Anche sul Ruolo dell'Unifil nel sud del Libano Daniel aveva le idee chiare, scriveva nel 2006 a proposito della missione:&lt;br /&gt;"Le notizie dal fronte pacifista italiano, testimoniano di una sindrome simile a quella della sinistra israeliana. Sembra una corsa al sostegno del ruolo italiano nel sud-Libano come forza militare sotto l'egidia dell'ONU. Da un lato appare una rivincita sul ruolo italiano umiliante e assai controverso in Irak, in Afganistan, in Kosovo. Le considerazioni politiche della guerra e del dopo-guerra nel Libano sono del tutto assenti: Unica cosa che si propone come giustificazione di quella esultanza è il fatto che l'intervento militare (perché di intervento militare sitratta) è coperto dalla risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza: Sembra proprio quella tipica euforia legata al rovesciamento dei ruoli: eravamo in forte opposizione alla presenza militare italiana in Irak perché non era sancita dall'ONU: Ora stiamo orgogliosamente a favore perchè i nostri sono al governo e l'ONU siamo noi."&lt;br /&gt;La perdita di Daniel, della sua sensibilità umana e politica che lo rendeva capace di leggere così attentamente ed empaticamente la realtà ci lascia oggi attoniti e un po' più soli nel contrastare una situazione "straziante per l'assenza di qualsiasi opposizione correttiva che rende la vita insopportabile, in primo luogo a una generazione abituata alla mobilitazione, alla lotta politica effettiva, per rendere veritiero lo slogan "mai più".&lt;br /&gt;Miriam Marino per la Rete Ebrei Contro l'Occupazione.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Il sito della rete - http://www.rete-eco.it/ - è al momento irraggiungibile.&lt;br /&gt;Esiste un sito europeo degli "ebrei d' Europa contro l' occupazione":&lt;br /&gt;http://www.ejjp.org/che invece funziona regolarmente.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5708314046372001827-2383787432488540786?l=zdravodaste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zdravodaste.blogspot.com/feeds/2383787432488540786/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5708314046372001827&amp;postID=2383787432488540786&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/2383787432488540786'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/2383787432488540786'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zdravodaste.blogspot.com/2008/12/nelle-nostre-feste-pi-belle.html' title='Nelle nostre feste più belle...'/><author><name>Ste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15353539648996243381</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SVtzogdOJcI/AAAAAAAAACI/bBHlZXyBKrc/s72-c/gaza.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5708314046372001827.post-1838171741072696887</id><published>2008-12-24T13:43:00.003+01:00</published><updated>2008-12-24T14:10:51.534+01:00</updated><title type='text'>Tempo di auguri?</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SVIu4Hqw7dI/AAAAAAAAAB4/7M3wTnFEU5Q/s1600-h/P4290460.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5283336854524980690" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 240px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SVIu4Hqw7dI/AAAAAAAAAB4/7M3wTnFEU5Q/s320/P4290460.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;Tempo di auguri? Certo, è la scadenza annuale, timbriamo pure il cartellino.&lt;br /&gt;Malgrado le intenzioni e i preparativi, forse non sarò con Alessandro Di Meo a Kraljevo, a Capodanno, fisicamente, almeno. Col cuore si. Ancora una volta, a srce u Srbiji.&lt;br /&gt;‘Colpa’ un po’ dei giorni contati, un po’ della retribuzione che, malgrado il ministro-dai-tre-stipendi la giudichi esorbitante, costringe a fare delle scelte (e a rimandare viaggi). Ma il cuore è sempre lì. E anche altrove. Non è retorica, retorica sono le stucchevoli dichiarazioni che sentiremo in televisione, le ipocrite beneficienze con le quali si rifanno il trucco i responsabili dei disastri e dei massacri (memorabile la vignetta di Vauro con la Morte che si rifaceva il trucco dopo la distruzione dell’Iraq, prima dell’intervento dei ‘ricostruttori’). Ipocrita è l’impegno di tutti quelli che non hanno mosso un dito per evitare tutto questo e che ora spendono tempo, energie, interpellanze, denunce per torturare una ragazza in coma e suo padre, che ancora non può permettersi il dignitoso e sacrosanto diritto di vivere il proprio dolore con addosso le unghie di questi ipocriti ‘difensori della vita’.&lt;br /&gt;Ci sono bambini che stanno morendo e che, loro si, potevano e potrebbero essere salvati. Ma con loro non ci si fa pubblicità, non si guadagnano posti in paradiso e non ci si sente più buoni conversando nei salotti. Ecco perché noi, a natale, continuiamo a fare quello che facciamo sempre. Solidarietà, condivisione, compassione (nel senso di condividere la passione); non per sentirci più buoni, perché è quello che sentiamo di dover fare. Perché del paradiso in cielo non sappiamo nulla, ma cerchiamo, per noi e per gli altri, di rendere meno infernale questa terra. Non solo a Natale. Buon viaggio, Ale, fratello Aquila Grigia che te ne vai con la famiglia a festeggiare il capodanno a Kraljevo. Di viaggi insieme ne faremo ancora parecchi. Buon Natale.&lt;br /&gt;Vuk (Lupo)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Alessandro Di Meo (Un Ponte per):&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Tempo di auguri, tempo di buoni propositi, tempo di letterine. La letterina che vi invio, arriva da Kraljevo, in Serbia, dove con molte famiglie di sfollati e profughi della guerra "umanitaria" del 1999, alla quale attivamente partecipammo come paese Italia, passeremo il capodanno.Ci saranno cibo e bevande, allegria e musica, le trombe e le grancasse di una orchestra Rom e lo spumante (italiano...). Mancherà qualche mamma, che manderà solo i propri figli, che hanno diritto a festeggiare. Si, qualche mamma mancherà, perchè da quel solo apparentemente lontano 1999 non ha più il suo uomo accanto. Rapito, fatto sparire, ammazzato e sepolto in una fossa comune, di quelle che non sono state "scoperte" dalle missioni internazionali firmate Nato-Usa. L'Italia avrebbe poi partecipato alla guerra, in difesa degli assassini di quell'uomo, uno fra tanti. Mancherà anche qualcuno che, in questi anni, si è ammalato, chissà, forse a causa dell'uranio impoverito, chi potrà mai dirlo? Certo, non le commissioni istituite dal nostro paese, che hanno detto che tutto è a posto, quasi che nulla sia successo. E invece, qualcuno di quegli ammalati, tanti, troppi, sempre di più, mancherà alla festa. Ma andremo avanti lo stesso e comunque, per non dimenticare e non far dimenticare. Proprio come insegna la musica di quelle orchestre per matrimoni e funerali. Vita e morte, gioia e dolore, sorrisi e lacrime. Tempo di auguri, tempo di buoni propositi, tempo di letterine. Ma anche di memoria, da tenere sempre sveglia. Auguri a tutti voi.”&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5708314046372001827-1838171741072696887?l=zdravodaste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zdravodaste.blogspot.com/feeds/1838171741072696887/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5708314046372001827&amp;postID=1838171741072696887&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/1838171741072696887'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/1838171741072696887'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zdravodaste.blogspot.com/2008/12/tempo-di-auguri.html' title='Tempo di auguri?'/><author><name>Ste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15353539648996243381</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SVIu4Hqw7dI/AAAAAAAAAB4/7M3wTnFEU5Q/s72-c/P4290460.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5708314046372001827.post-5716706007898500536</id><published>2008-12-05T21:29:00.011+01:00</published><updated>2008-12-05T21:51:41.249+01:00</updated><title type='text'>Fatalità prossime venture</title><content type='html'>E’ un po’ triste che una direttrice scolastica debba affidarsi al Gabibbo o ad un suo collega, per denunciare il degrado della propria scuola. Per chi sogna ancora un società dove l’educazione, o almeno la salute di alunne e alunni, sia tenuta in considerazione, è deprimente vedere che solo attraverso lo spettacolo, e non attraverso le segnalazioni alle autorità competenti, si possa informare sul rischio di prossime ‘fatalità’. L’attenzione, poi, è quella del grande pubblico: facile da catturare quanto da dirottare; le autorità competenti le situazioni di degrado le conoscono, perché le segnalazioni vengono fatte in continuazione. Solo che i soldi non ci sono. Servono per comprare elicotteri da guerra (sulle spese militari un governo vale l’altro), magari per bombardare scuole in altri paesi, o per salvare banche o svendere compagnie aeree agli amici. Eccetera eccetera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono scuole dove bambini e insegnanti sono sottoposti all’esposizione continua di polveri sottili (aerei che per atterrare planano a pochi metri, è il caso di dirlo, dal tetto scolastico), e a livelli di radon (gas pericoloso) parecchio oltre la norma. Problemi da anni segnalati, ma mai presi in considerazione. C’è una legge europea che impone la messa a norma degli edifici. Ma, appunto, abbiamo comprato troppi elicotteri da guerra, e alla scuola le risorse è usuale toglierle (senza ridargliele, se non è privata).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che poi, nelle stesse scuole, piova, che i muri portanti siano intrisi d’acqua, che cada l’intonaco in testa ai bambini nella mensa (dove le pareti sono ricoperte di muffa), alla fine è il problema minore. Se praticamente tutte e tutti le/gli insegnanti stiano male (anche le più giovani), pazienza, tanto sono solo insegnanti, secondo il moralizzatore-dai-tre-stipendi comunque guadagnano troppo e lavorano poco, se lo meritano. Ma che i bambini mangino in mense con la muffa per l’umidità e respirino per otto ore il radon e le polveri sottili, importa a qualcuno?&lt;br /&gt;Le segnalazioni vengono fatte in quantità, dai dirigenti scolastici. E’ tuttavia drammaticamente probabile che la sola segnalazione che consentirà di ricostruire A NORMA scuole che sono un’indecenza igienica e, in quanto luoghi che ospitano bambine e bambini, anche una vergogna morale ed etica, è forse quella dei vari tg che annunceranno l’ennesima ‘fatalità’.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5276407649569701250" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/STmQzTrBfYI/AAAAAAAAABo/PRSrXDPYadQ/s320/2008+12+03_9+%5B50%25%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;em&gt;Gocce di pioggia fuori, macchie di umidità dentro: ma il temporale c'era stato il giorno prima&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5276407946102453938" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/STmREkV8NrI/AAAAAAAAABw/ddGcuLm532Y/s320/2008+12+03_10+%5B50%25%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;E allora continuiamo a raccogliere materiale, video, ad inviare segnalazioni. Almeno, non diranno che, sotto sotto, la responsabilità è (tanto per cambiare) degli insegnanti che non avevano segnalato…&lt;br /&gt;Continueranno tutti, però, compreso il datore di lavoro dei telegiornali da spettacolo (neanche i peggiori, visto certe rassegne di veline giornalistiche), ad inventarsi stanziamenti per le scuole dopo aver fatto passare di prepotenza riforme che tolgono fondi alle scuole (pubbliche), e continueranno a invocare la mancanza di risorse mentre nessuno tra i velini pseudo-giornalisti avrà la dignità di ricordargli che, prima di bombardare le scuole altrui, si potrebbero almeno sistemare le proprie. Ma a chi fa comodo l’educazione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;em&gt;Muro (portante?) dopo un anno dai lavori&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5276407163708249138" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/STmQXBsoFDI/AAAAAAAAABY/eff3RX_IDMs/s320/2008+12+03_1+%5B50%25%5D.JPG" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;E le solite insegnanti-ragazzine, che pretendono? &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;"Scrivo a chi come me ha ancora sensibilità e cerca di vivere la scuolacome arricchimento sotto molteplici punti di vista umani, sociali, professionali e tanto altro che non sto qui ad elencare. Sono profondamente indignata dopo il crollo del soffitto nella scuola di Rivoli e altrettanto per le dichiarazioni fatte in merito dal Presidente delConsiglio il quale ha affermato che quanto è accaduto risulta frutto di una fatalità. Con quale scarso senso di responsabilità si può dire che dipende dal fato se un soffitto crolla su dei ragazzi all'interno di una scuola uccidendo un giovane e ferendone altri tra cui uno in modo grave, se ce la fa forse rimane paralizzato! Come si può affermare che tutto ciò non era prevedibile in quanto gli insegnanti ci facevano regolarmente lezione senza denunciare il probabile pericolo! Forse allo stato attuale gli insegnanti oltre a formare insieme alla famiglia gli alunni, ad insegnare il sapere , ad essere divenuti tuttologi, ad essere fannulloni, ad andare al lavoro in precarie condizioni di salute, in quanto mancano i soldi per le sostituzioni, devono altresì divenire tecnici, geometri e cos'altro ancora per garantire la propria sicurezza e quella degli alunni a loro affidati. Io credo senza condizioni che ciò accaduto a Rivoli non è una fatalità ma un evento tragico dovuto alla scarsa e continua disattenzione nei confronti della scuola pubblica dove non si investe ma si taglia su tutto con la scusa degli sprechi e della razionalizzazione. Nella scuola dove lavoro si denuncia in continuazione la mancanza di sicurezza dovuta all'inadeguatezza dell'edificio ma nessuno di chi di dovere si muove! Eppure Bertolaso ha detto che i soldi stanziati per la sicurezza degli edifici scolastici, all'indomani del crollo di SanGiuliano sono ancora da spendere perché le commissioni devono scegliere quali sono le scuole meno sicure e che hanno la priorità per gli interventi. SONO PASSATI CINQUE ANNI!!! Chissà se i genitori, i familiari, i compagni e i docenti del ragazzo deceduto pensano che sia stata una fatalità. Chissà se la sua famiglia pensa che è una fatalità non vedere più il suo sorriso, non sentire più la sua voce, non percepire più la sua presenza in casa, non potere progettare il suo futuro insieme. E per il ragazzo che lotta tra la vita e la morte chissà se i genitori pensano che sia una fatalità aspettare, pregare e sperare in buone notizie per il proprio figlio e chiedere a chi può più di noi di farlo ritornare come era la mattina prima di entrare nella scuola che dovrebbe essere stato un luogo che accoglie tutti in sicurezza. Io molto umilmente penso che tutto ciò è TRAGEDIA-DOLORE-LUTTO-SOFFERENZA ma non fatalità e che probabilmente si sarebbe potuto evitare. L'impressione è che stiamo diventando sempre di più figli di un dio minore. Chiedo scusa per lo sfogo e chiedo anche di essere uniti non solo per garantire il diritto allo studio, al futuro ma anche alla sicurezza. Vigiliamo e denunciamo perché non accadano più eventi così tragici. Un pensiero di LUCE alla famiglia di Vito che ci ha lasciato e a tutte lepersone che stanno soffrendo per il disastro dovuto al crollo del soffitto che l'amore e la forza ad andare avanti siano con loro, specialmente per i ragazzi della scuola.&lt;br /&gt;Buonanotte, A."&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5708314046372001827-5716706007898500536?l=zdravodaste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zdravodaste.blogspot.com/feeds/5716706007898500536/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5708314046372001827&amp;postID=5716706007898500536&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/5716706007898500536'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/5716706007898500536'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zdravodaste.blogspot.com/2008/12/fatalit-prossime-venture.html' title='Fatalità prossime venture'/><author><name>Ste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15353539648996243381</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/STmQzTrBfYI/AAAAAAAAABo/PRSrXDPYadQ/s72-c/2008+12+03_9+%5B50%25%5D.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5708314046372001827.post-5475495358327555497</id><published>2008-11-25T13:05:00.003+01:00</published><updated>2008-11-25T13:15:05.528+01:00</updated><title type='text'>A mio padre</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:180%;"&gt;A mio padre&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:85%;"&gt;(Alfonso Gatto, 1945 "La storia delle vittime")&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Se mi tornassi questa sera accanto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;lungo la via dove scende l'ombra&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;azzurra già che sembra primavera,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;per dirti quanto è buio il mondo e come&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;ai nostri sogni libertà s'accenda&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;di speranze di poveri di cielo,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;io troverei un pianto da bambino&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;e gli occhi aperti di sorriso, neri&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;neri come le rondini del mare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Mi basterebbe che tu fossi vivo,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;un uomo vivo col tuo cuore è un sogno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ora alla terra è un'ombra la memoria&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;della tua voce che diceva ai figli:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;"Com'è bella la notte e com'è buona&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;ad amarci così con l'aria in piena&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;fin dentro al sonno". Tu vedevi il mondo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;nel plenilunio sporgente a quel cielo,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;gli uomini incamminati verso l'alba.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5272567323624892194" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 217px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SSvsC6r-ZyI/AAAAAAAAABI/QiLSBi50WsA/s320/pa1a+%5B%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5708314046372001827-5475495358327555497?l=zdravodaste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zdravodaste.blogspot.com/feeds/5475495358327555497/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5708314046372001827&amp;postID=5475495358327555497&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/5475495358327555497'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/5475495358327555497'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zdravodaste.blogspot.com/2008/11/mio-padre-alfonso-gatto-1945-la-storia.html' title='A mio padre'/><author><name>Ste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15353539648996243381</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SSvsC6r-ZyI/AAAAAAAAABI/QiLSBi50WsA/s72-c/pa1a+%5B%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5708314046372001827.post-3275309962758932</id><published>2008-11-20T20:10:00.002+01:00</published><updated>2008-11-20T20:15:27.659+01:00</updated><title type='text'>Dedicato a Liang, Esteban, Mirela, Pietro, Dorjan, ...</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SSW2gZHdVtI/AAAAAAAAABA/IaNkyd0lTnQ/s1600-h/2008+11+.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5270819606521272018" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SSW2gZHdVtI/AAAAAAAAABA/IaNkyd0lTnQ/s320/2008+11+.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Dedicato a Liang, Esteban, Mirela, Pietro, Dorjan, …&lt;br /&gt;e a tutti gli altri alunni e alunne che, nelle classi che ho frequentato, hanno imparato senza problemi l’italiano e hanno permesso a tutti noi di imparare, insieme a loro, un mucchio di cose ancora più importanti. E dedicato anche agli analfabeti culturali di questo paese da operetta, che non hanno imparato nulla della vita e che legiferano sulla pelle dei bambini.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Approfittando della battuta, di un alunno, sul proverbio dell’ospite “che dopo tre giorni puzza”, abbiamo riflettuto molto. Il proverbio nasce da lontano, da molto lontano. Da quando, come indica la radice, identica, delle parole ‘nemico’ e ‘ospite’, lo straniero che arrivava nella comunità rappresentava il ‘di fuori’ rispetto alla sicurezza del gruppo, in un'epoca in cui, fuori dal villaggio o dalla polis, c’era l’ignoto, e il pericolo sconosciuto. Allora all’ospite era concesso un periodo ‘insieme’ agli altri, mediato dalle regole che imponevano rispetto e ‘ospitalità’ verso il nuovo arrivato. Dopo un certo periodo, se lo straniero non diventava ‘uno del gruppo’, doveva andarsene, perché la sua ‘diversità’, rimanendo tale, diveniva ‘ostile’, pericolo per tutti.&lt;br /&gt;Dopo tre giorni, se non sei diventato uno ‘della famiglia’, la tua condizione di straniero muta in quella di ‘ostile’, di nemico; tutto ciò che io ti dono, come ospitante, diviene un approfittarsi, da parte tua. Ma se diventi uno di noi non sei più uno straniero, sei uno di famiglia.&lt;br /&gt;I bambini stranieri, che certi scienziati dell’educazione vogliono segregare (usiamo le parole giuste) in altre classi, non diventeranno mai ‘di famiglia’, integrati o meno. Perché non saranno mai passati dalla condizione di ospiti. Entreranno comunque come stranieri, senza periodi di mediazione insieme alla comunità. Stranieri che arrivano dopo una sorta di quarantena, stranieri da cui è lecito guardarsi.&lt;br /&gt;Il ponte per ciò che chiamiamo integrazione, non è la classe-ghetto, ma la stessa classe che poi diventerà la propria. Dopo tre giorni o dopo tre mesi, in questo caso non importa, sei un ospite che certamente non sarà mai nemico; è solo questione di tempo affinché tu diventi uno di noi, con le tue preziose differenze sulle quali, e grazie alle quali, tutti cresceremo ancora di più.&lt;br /&gt;Qual è il grado di civiltà di un paese dove possono far leggi sull’educazione razzisti, ignoranti, economisti ‘creativi’, moralizzatori-con-tre-stipendi, ma nessun serio educatore?&lt;br /&gt;Ancora una volta: O vergogna, dov’è il tuo rossore? (Shakespeare, Amleto, atto III)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5708314046372001827-3275309962758932?l=zdravodaste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zdravodaste.blogspot.com/feeds/3275309962758932/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5708314046372001827&amp;postID=3275309962758932&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/3275309962758932'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/3275309962758932'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zdravodaste.blogspot.com/2008/11/dedicato-liang-esteban-mirela-pietro.html' title='Dedicato a Liang, Esteban, Mirela, Pietro, Dorjan, ...'/><author><name>Ste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15353539648996243381</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SSW2gZHdVtI/AAAAAAAAABA/IaNkyd0lTnQ/s72-c/2008+11+.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5708314046372001827.post-1506856750611003456</id><published>2008-11-19T21:16:00.006+01:00</published><updated>2008-11-19T22:03:32.801+01:00</updated><title type='text'>O vergogna, dov'è il tuo rossore?</title><content type='html'>&lt;em&gt;Cronache dalla scuola pubblica&lt;/em&gt; &lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SSR0_XJNHwI/AAAAAAAAAAo/MSIdnIIg_gE/s1600-h/2008+11+13_27.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5270466095823527682" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SSR0_XJNHwI/AAAAAAAAAAo/MSIdnIIg_gE/s320/2008+11+13_27.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Settimana tipo.&lt;br /&gt;L’interminabile serie di riunioni post-scuola, unitamente alle consuete ore di lavoro scolastico a casa (due ore in media per insegnante secondo la media degli indicatori internazionali Ocse), hanno costretto a limitare anche per questa settimana la vita sociale. In compenso, grazie al degrado della scuola, si è scoperto uno dei benefici della prossima ‘riforma’ scolastica. Togliendo il tempo pieno, non accadrà più che il pomeriggio si debba lavorare coi bambini al freddo e senza luce, sfruttando la luce del lampione esterno che si riflette sulla lavagna. Avrebbero potuto tagliare anche i soldi per i tecnici che da giorni cercano di risolvere il problema; si dovrebbe ricostruire da anni l’intera scuola, ma perché dovrebbero? Forse tassando lo stipendio degli insegnanti… chissà se al ministro-dai-tre-stipendi più amato dagli italiani è già venuta questa idea…&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Lunedì&lt;br /&gt;La corrente va e viene, c’è della nuova muffa in sala mensa, macchie sul soffitto. Costretti a prolungare la ricreazione perché almeno fuori c’è un po’ di sole mentre dentro l’umidità fa male a bambini e insegnanti.&lt;br /&gt;Pomeriggio a casa, due ore di preparazione-lezione come da media Ocse (indicatori internazionali: gli insegnanti lavorano almeno due ore a casa, in media). &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Martedì&lt;br /&gt;Mattina fredda, la corrente va e viene.&lt;br /&gt;Pomeriggio: fino alle 19 riunione coi genitori per parlare dell’andamento didattico. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Mercoledì&lt;br /&gt;Mattina: si muore di freddo e manca la corrente. Pomeriggio: quattro ore in un altro plesso del circolo per un progetto, uno di quelli che rendono orgogliosi (filosofia coi bambini). In tutto, otto ore di scuola. Lo scorso anno, certificate circa 90 ore di lavoro per il progetto, ma non hanno potuto pagarne più di 20 perché non c’erano i soldi. Non è bastato risparmiare dividendo le classi e usando le compresenze per non chiamare supplenti. All’uscita, riunione con un comitato di genitori ed insegnanti per discutere dei problemi causati dai tagli alla scuola. A casa, due ore per correzione compiti (media indicatori internazionali Ocse), scannerizzazione schede per verifiche e stampa a proprie spese (la nostra scuola non dispone di fotocopiatrice). &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Giovedì &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SSR16iMiMfI/AAAAAAAAAAw/baXoGk0RATY/s1600-h/2008+11+13_23.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5270467112402563570" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SSR16iMiMfI/AAAAAAAAAAw/baXoGk0RATY/s320/2008+11+13_23.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;I tecnici cercano ancora, su sollecitazione della direzione didattica, di riparare il guasto dell’impianto elettrico. Si lavora il pomeriggio a lume di candela per un po’, manca la corrente e fa freddo. Poi ci si ricorda che è proibito accendere candele in classe e restiamo al buio. C'è chi invidia la classe dall’altra parte della scuola, che ha un lampione fuori dalla strada che fa un po’ di luce (per giunta amplificata riflettendosi sulla lavagna). Gli insegnanti sono tutti con cappotto e giaccone, i bambini pure. Il collaboratore scolastico continua a telefonare per far aggiustare tutto; per i tecnici, il problema sono i cavi sotto terra, e l’umidità. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Venerdì&lt;br /&gt;Stanno riparando il guasto alla corrente, cominciano anche a funzionare i termosifoni. Nulla da fare invece per l’intonaco che si è staccato dal soffitto della mensa a causa dell'umidità; si spostano i tavoli della scuola dell’Infanzia, anche per la muffa poco da fare, intanto il dirigente ha avvertito l’Asl.&lt;br /&gt;Pomeriggio: riunione post-scuola obbligatoria, sulla privacy; viene messo a conoscenza dei docenti che il lavoro di insegnante è classificato come ‘pericoloso’ e prevede dunque delle norme di legge diverse. Se per distrazione al docente capita di affidare un alunno al padre che ha perso la potestà, rischia l’incriminazione per concorso in sequestro di persona. Se lascia il registro coi nomi dei bambini fuori dall’armadietto blindato o almeno con lucchetto, rischia denunce. Se manda al bagno un bambino e si fa male deve dimostrare che era presente. Se nel frattempo si fa male un bambino in classe deve dimostrare che era presente. In questo caso non correrà grossi rischi. Ma se i due eventi avvengono disgraziatamente nello stesso momento, deve dimostrare di avere il dono dell’ubiquità. Se il collaboratore scolastico è impegnato a riparare il fax che si guasta sempre per l’umidità, e non può sorvegliare il via vai continuo di bambini al bagno, il docente può lasciare che il bambino resti in classe, tanto la maggior parte delle volte esagerano il loro bisogno. Se poi succede che quella è l’unica volta che non esageravano e un bambino se la fa sotto, dovrà solo vedersela con la sua coscienza per averlo costretto ad una tale umiliazione, e con la giustificata rabbia dei genitori.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Sabato e domenica; le solite due ore (in perfetta media Ocse) per preparare le lezioni della settimana, i progetti, elaborare la documentazione dei progetti, preparare le programmazioni, scannerizzare alcuni testi e disegni di alunne e alunni, scrivere un paio di testi ecc., per fortuna non ci sono compiti da correggere. C’è però ancora il tempo di interrompere la preparazione della cena per rispondere al telefono e spiegare alla mamma di un’alunna quali compiti deve svolgere per lunedì. Noblesse oblige, naturalmente.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Per le prossime settimane, un’occhiata alle circolari avverte che ci sono, vicinissimi, oltre alle riunioni settimanali di routine, un collegio docenti, una riunione per la legge 626 sulla sicurezza e qualche altra cosa. Ci sarebbe anche un corso di aggiornamento sull’informatica ma non c'è più tempo a disposizione. Forse, però, avanzerà almeno il tempo per leggere, su un settimanale, degli stipendi e delle ‘furberie’ di quel ministro moralizzatore tanto amato dagli italiani, che considera fannulloni gli insegnanti, i quali, secondo lui, guadagnano anche troppo. Probabilmente uno solo dei suoi stipendi sistemerebbe tutta la scuola degradata. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Amleto, atto terzo: &lt;em&gt;o vergogna, dov’è il tuo rossore?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Che-furbetto-quel-Brunetta/2049037&amp;amp;ref=hpsp"&gt;http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Che-furbetto-quel-Brunetta/2049037&amp;amp;ref=hpsp&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SSR2yTM7nwI/AAAAAAAAAA4/7tWe4DSo6oQ/s1600-h/2008+11+13_14.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5270468070450372354" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SSR2yTM7nwI/AAAAAAAAAA4/7tWe4DSo6oQ/s320/2008+11+13_14.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5708314046372001827-1506856750611003456?l=zdravodaste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zdravodaste.blogspot.com/feeds/1506856750611003456/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5708314046372001827&amp;postID=1506856750611003456&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/1506856750611003456'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/1506856750611003456'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zdravodaste.blogspot.com/2008/11/o-vergogna-dov-il-tuo-rossore.html' title='O vergogna, dov&apos;è il tuo rossore?'/><author><name>Ste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15353539648996243381</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_AqfSyU7NdTk/SSR0_XJNHwI/AAAAAAAAAAo/MSIdnIIg_gE/s72-c/2008+11+13_27.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5708314046372001827.post-6960342770379960720</id><published>2008-10-29T22:30:00.003+01:00</published><updated>2008-10-31T21:13:40.332+01:00</updated><title type='text'>DEDICATO ALLE MAESTRE RAGAZZINE</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-a27d0e8a726ac52c" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v17.nonxt8.googlevideo.com/videoplayback?id%3Da27d0e8a726ac52c%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331125899%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D7EADD29F6AB5B1246F2E324EB26FB3E0076B42FD.24BDD2508EC187F28C80D46A66920563FCE31BFB%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3Da27d0e8a726ac52c%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DyeugR-vV81wnccWfj0Qt1WiNSJc&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v17.nonxt8.googlevideo.com/videoplayback?id%3Da27d0e8a726ac52c%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331125899%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D7EADD29F6AB5B1246F2E324EB26FB3E0076B42FD.24BDD2508EC187F28C80D46A66920563FCE31BFB%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3Da27d0e8a726ac52c%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DyeugR-vV81wnccWfj0Qt1WiNSJc&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;br /&gt;UNA PERSONA CHE DOPO TANTO TEMPO&lt;br /&gt;RIVIDE IL SIGNOR K&lt;br /&gt;LO SALUTO’ DICENDO&lt;br /&gt;MA LEI NON E’ PER NIENTE CAMBIATO!&lt;br /&gt;OH RISPOSE IL SIGNOR K E IMPALLIDI’&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;“Storie del Signor K.” di Bertolt Brecht&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Testimonianza di una maestra sulle violenze a Piazza Navona, durante le proteste degli studenti contro i tagli alla scuola:&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;"Mia figlia c'era e si è spaventata tanto. Botte da orbi dal blocco studentesco lasciato entrare con un camion dentro la piazza dalla PS. Sono stati lasciati liberi di agire, di picchiare gli studenti delle superiori, e poi, quando i ragazzi più grandi dei centri sociali sono arrivati e hanno reagito, i poliziotti hanno fermato e arrestato i provocatori neri.M. e G. hanno chiesto ai poliziotti di intervenire ai primi tafferugli ma nessuno si è mosso.Io domani vado alla manifestazione e non mi voglio fare intimorire, sarò con M. e i suoi compagni che continuano a credere nella loro sana e seria protesta.E' per loro un momento forte e pieno di sentimenti contrastanti ma anche di confronto con la vita vera, con l'impegno in prima persona, con la falsità televisiva spacciata per verità &lt;&lt;io&gt;&gt; mi dice &lt;&lt;e&gt;&gt;.Teniamo duro, continuiamo a farci sentire, non ci possiamo fermare qui, giusto?&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E’ difficile da credere, ma il signor K di cui parla Bertolt Brecht non è il signore cui viene spontaneo pensare, quello che consiglia di bastonare e mandare all’ospedale le ‘maestre ragazzine’ e gli studenti. D’altra parte, impallidire è segno di vergogna, e per vergognarsi, ci vuole un po’ di dignità. Non è lui.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/JMS/JMSRA.pdf"&gt;http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/JMS/JMSRA.pdf&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;In un paese civile e democratico, chiunque invocasse aggressioni, le consigliasse, addirittura le rivendicasse, si farebbe parecchi anni di galera. C’è un paese invece nel quale chi invoca aggressioni e le consiglia, viene evidentemente ascoltato. Qualcuno cerca di fare di meglio, e dopo aver approvato una ‘riforma’ degna del peggior medioevo, provoca gli studenti (la cui protesta, come quelle di questi giorni, è la sola forma di politica sana che si è vista in questo paese da parecchi anni) parlando di ‘ricreazione finita’. Considerando l’ignoranza dei politici nostrani, è inutile sperare che questo ‘politico’ conosca Don Milani, autore di uno scritto titolato con quella frase. Che era un maestro vero, non quella macchietta di ‘maestro unico’ che invocano coloro che fanno riforme scolastiche senza aver mai visto un libro di pedagogia.&lt;br /&gt;Intanto, a riprova di quanto siano apprezzati i consigli di chi invoca ambulanze piene di ‘maestre ragazzine’ bastonate, e suggerisce di tornare a infiltrare provocatori tra gli studenti, c’è stata la prima aggressione da parte di studenti ‘di destra’, con mazze, passamontagna eccetera. Relativamente indisturbati. Complimenti, signor K. E complimenti ai politici di questo paese.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Ma soprattutto grazie di esserci, alle maestre ragazzine:&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ciao ..............più passa il tempo e più mi sento ragazzina e forse per questo dovrei cominciare a preoccuparmi?.............Certo se quel che mi si prospetta son botte, dovrei iniziare a preoccuparmi..............ma devono però considerare che le ragazzine come me sono agguerrite e difficili da domare, perchè siamo imperterrite e pensiamo!!!!!!!!.........Già il bello è che siamo ragazzine con una testa formidabile......e scusa se è poco! E probabilmente resterò ragazzina anche quando sarò "unica"!!!!!!!!!!!!!!!!!!&lt;br /&gt;S.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;Guarda che nelle parole del sig.K (cossiga)c'è una grande verità!Noi siamo e saremo sempre ragazzine!Avremo sempre la voglia di vivere e affrontare la vita come se fossimo eternamente giovani. E' un complimento sentirmi dare della ragazzina. Sfrontata, maleducata, ribelle!! E' proprio così che mi apostrofavano quando ero piccola!Che scuola dell'infanzia sarebbe la nostra se permettessimo a noi stesse di invecchiare dentro, di cedere allo sconforto, alla depressione da fallimento!?Grazie sig. K sarò pronta con tutte le mie giovani, anzi giovanissime idee creative a fare opposizione permanente.Sarò "RAGAZZINA" tra i giovani per riprendere, insieme a loro, un futuro che sarebbe altrimenti buio, nero. E poi domani cosa racconterei alle creature?Io non mollo! M.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;Maestre ragazzine.... Chi ha dato questa definizione usandola in senso spregiativo, non ha proprio capito niente: io che, ahimè, anagraficamente non lo sono più, mi sento ragazzina nell'animo, nello spirito, nell'entusiasmo e nella passione che trasfondo nel mio lavoro; mi ha fatto molto piacere rivedere tutti noi, finalmente in tanti, accumunati da una battaglia giusta e sacrosanta. Ieri sera ho seguito su La7 il dibattito con la splendida Salacone: la scuola avrebbe bisogno di più dirigenti così! Un abbraccio P.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5708314046372001827-6960342770379960720?l=zdravodaste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='enclosure' type='video/mp4' href='http://www.blogger.com/video-play.mp4?contentId=a27d0e8a726ac52c&amp;type=video%2Fmp4' length='0'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zdravodaste.blogspot.com/feeds/6960342770379960720/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5708314046372001827&amp;postID=6960342770379960720&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/6960342770379960720'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/6960342770379960720'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zdravodaste.blogspot.com/2008/10/dedicato-alle-maestre-ragazzine.html' title='DEDICATO ALLE MAESTRE RAGAZZINE'/><author><name>Ste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15353539648996243381</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5708314046372001827.post-1284652725573274689</id><published>2008-10-26T17:19:00.000+01:00</published><updated>2008-10-27T00:59:15.867+01:00</updated><title type='text'>DOVERE DI INSEGNANTE, DOVERE DI UOMO</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-1c4d8f1214866150" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v22.nonxt5.googlevideo.com/videoplayback?id%3D1c4d8f1214866150%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331125899%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D1229AF934005DCAC6ED2BC2F255470D028CDB60C.935D9073039AC304C6E53DBFB8C30C5FF400C6%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D1c4d8f1214866150%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3D7mdUqT7j30QeV36wSt5xtd_GANE&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v22.nonxt5.googlevideo.com/videoplayback?id%3D1c4d8f1214866150%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331125899%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D1229AF934005DCAC6ED2BC2F255470D028CDB60C.935D9073039AC304C6E53DBFB8C30C5FF400C6%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D1c4d8f1214866150%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3D7mdUqT7j30QeV36wSt5xtd_GANE&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Davanti al plotone di esecuzione che stava per ammazzarlo con la sua classe di Quinta elementare, il docente aprì il libro e si mise a fare lezione. L’ufficiale nazista si fece avanti e gli chiese cosa stesse facendo. ‘Io sto facendo il mio dovere di uomo’ - rispose l’insegnante – ‘adesso voi fate quello che dovete fare’.&lt;br /&gt;Kragujevac, Serbia, 1941. La Storia lo racconta, ma in pochi la ascoltano, perché non basta essere vincitori per scrivere la Storia, dipende anche da come hai vinto, perché hai vinto e se, dopo la vittoria, ti conformi a un ordine, a un altro o magari a nessun ordine. Così, l’eccidio di Kragujevac, il rastrellamento nelle classi elementari, lo sterminio di massa, la fucilazione di insegnanti, alunne e alunni, lo conoscono in pochi. Così come lo sterminio dei 300 lustrascarpe rom, che, sempre in quei luoghi, si erano rifiutati di lustrare le scarpe ai nazisti. Rimangono due monumenti, laggiù a Kragujevac, nel ‘parco della rimembranza’. Le ali spezzate.&lt;br /&gt;Cosa c’entra questa storia, a parte la ricorrenza dell’anniversario (era ottobre, il 20 ottobre)? E’ blasfemo accostare un episodio simile a quanto sta accadendo in questi giorni, in questo periodo storico?&lt;br /&gt;Forse no, perché quando dimentichi il passato sei costretto a riviverlo. E i nostri giorni assomigliano troppo a quelli che portarono anche a quel disastro. La guerra è sempre stata utile strumento, in periodi come questo; nulla di meglio per sfogare, indirizzandola ‘convenientemente’, la rabbia delle masse, per risollevare l’economia, per tutto il resto. Conta poco riflettere che, con le armi di cui dispongono oggi certi governi, la guerra durerebbe poco e non ci sarebbero sopravvissuti. Quelle armi non le useranno, i furbastri. O forse le useranno per sbaglio, e tanti saluti.&lt;br /&gt;Non è pessimismo confrontare i periodi storici, mentre parliamo di insegnanti. Chi altri ha il dovere e l’opportunità di combattere la battaglia contro i mali origine di tutti i disastri? Ignoranza, pregiudizi, disinformazione, conformismo… I genitori lo fanno, o dovrebbero farlo, per istinto, ma i valori primari dell’educazione, quelli della morale, si possono confrontare, verificare e divenire etica di convivenza solo insieme con altre persone, in un ambiente protetto. E quale luogo migliore della scuola?&lt;br /&gt;Socrate chiedeva a chi facesse comodo l’educazione. A chi ha mai fatto comodo, da quando l’etica dominante è quella del profitto, dello sfruttamento, della competizione e del dominio?&lt;br /&gt;Quando, durante la guerra civile spagnola, i franchisti entravano in un paese, ammazzavano subito i maestri elementari. In Nicaragua, dopo la vittoria sandinista, i 'contras' (organizzati dagli Usa) assassinarono gli insegnanti di scuola elementare (io lo appresi anni fa, frequentando alcune riunioni della Rete Radie Resch).&lt;br /&gt;Perché gli insegnanti fanno tanta paura? Perché l’educazione fa paura a chi comanda, perché educare significa rendere libero l’altro, libero di andare anche contro di te. Lo sapeva Nietzsche (&lt;em&gt;La parte dell'umanità di un maestro, mettere in guardia i propri discepoli contro se stesso&lt;/em&gt;). Lo sapeva Tommaso d’Aquino, quanto importante fosse il maestro (cfr. il suo &lt;em&gt;de magistro&lt;/em&gt;). Il maestro di Tommaso d’Aquino, però, non era solo un educatore, era un uomo completo. Il suo sapere &lt;em&gt;explicite et perfecte&lt;/em&gt; portava all’autonomia dell’altro, del discente. Autonomia vuol dire libertà di scegliere dopo aver potuto ragionare sulle alternative senza condizionamenti, o in grado di riconoscere quei condizionamenti più pericolosi.&lt;br /&gt;Ma chi ragiona prima di agire, non va in guerra contro il suo prossimo, non crede alle fosse comuni che non sono state mai trovate (Kosovo &lt;em&gt;docet&lt;/em&gt;), non vota per mafiosi e delinquenti (cfr. i dati su tutti i condannati e inquisiti del parlamento, non solo quelli ‘eccellenti’ e ben conosciuti). Chi ragiona con la sua testa non tollera che un poveraccio vada in galera per una sciocchezza e altri godano di impunità immeritate. Chi ragiona con la sua testa non compra un prodotto perché lo pubblicizza una ragazza in bikini, non manda i figli a fare le belle statuine in divisa e fiocco, davanti ad un personaggio politico palesemente ignaro degli argomenti di cui parlava, e sui quali ha legiferato senza confrontarsi con gente almeno un pochino competente (l’Adoc ha chiesto di verificare quanto avvenuto in quella trasmissione, a proposito di chi strumentalizza i bambini: &lt;a href="http://www.adoc.org/index/it/comunicati.show/sku/3932/TUTELA+MINORI%3A+Adoc%2C.html"&gt;http://www.adoc.org/index/it/comunicati.show/sku/3932/TUTELA+MINORI%3A+Adoc%2C.html&lt;/a&gt; ).&lt;br /&gt;Chi ragiona con la sua testa ama la logica: così non tollera che si parli di ‘tolleranza zero’ contro gli immigrati mentre un rumeno sfruttato gli ristruttura casa a due lire (euro), mentre gli immigrati sostengono l’economia; non sopporta che i bambini stranieri siano ghettizzati, non accetta che si chiedano punizioni e bocciature a vanvera contro i ragazzi ‘bulli’, mentre i politici (coloro che dovrebbero essere i migliori tra i cittadini) parlano a casaccio di fucili caldi e guerre civili, facciano le corna nelle manifestazioni internazionali, si insultino in televisione. Chi ragiona, prova rabbia a sentire quanta ignoranza e quanto scarso senso dello Stato, quanta maleducazione e incompetenza ci siano in coloro che ci rappresentano e che fanno le leggi, e non li voterebbe più. E non voterebbe nemmeno le facce di bronzo che sono contro, ‘ma anche’ a favore, se l’occasione lo richiede, se la convenienza lo richiede. Chi ragiona ama la logica, e chiederebbe ai ministri ‘moralizzatori’, che considerano eccessivi i miseri stipendi degli insegnanti, perché mai proprio loro, i ‘moralizzatori’, non rinuncino ai due stipendi che percepiscono, due stipendi altissimi (magari ‘integrati’ da ulteriori stipendi da professori universitari). In passato, c’è chi ha avuto la dignità di farlo, scegliendo tra lo stipendio da ministro o quello da parlamentare. C’è stato anche un certo Francesco Babusci, operaio, che, eletto consigliere regionale del Lazio, dovette impegnarsi di persona perché voleva a tutti i costi bloccare la pensione da operaio che continuava a percepire e che riteneva incompatibile con la sua attività di politico eletto. Ma appunto, in questo caso si parla di uomini, e di dignità.&lt;br /&gt;La lista è infinita. Chi ragiona con la sua testa, non sopporta nemmeno che i figli vadano in una scuola dove alcuni (e sempre meno, per fortuna) insegnanti proclamano che ‘loro non fanno politica’. Perché la politica è arte e scienza della convivenza, e se un insegnante non fa politica, non educa. Chi ragiona con la propria testa e in piena consapevolezza è probabilmente soddisfatto che, mentre sta per scattare la sistematica distruzione dell’Iraq, alcuni insegnanti favoriscano lo scambio di lettere coi 'nemici', i bambini iracheni (al tempo, con i gemellaggi scolastici del ‘Ponte per’).&lt;br /&gt;I bambini devono imparare la vera politica, quella fondata sull’etica della convivenza, ma come è possibile quando i politici sono figure di così basso spessore? Un politico francese che, a suo tempo, era riuscito nell’impresa di recuperare nei sondaggi in maniera miracolosa, e che per poco non aveva realizzato l’impresa, avendo perso si dimise, quando aveva di fronte a sé una carriera sfolgorante. Da noi, nemmeno la sconfitta più umiliante è sufficiente a certi politici per ritirarsi a vita privata. Troppi privilegi da perdere.&lt;br /&gt;Il maestro davanti al nazista fece il suo dovere di uomo, non quello di insegnante, perché non c’era differenza. Non poteva, da uomo, smettere di fare il suo dovere, dando un’ultima lezione anche a quell’ufficiale nazista. Che ne pensa, il vecchio signore che in un’intervista ha consigliato (lui che evidentemente se ne intende) di bastonare soprattutto i docenti (cfr. intervista del 23 ottobre-2008, fonte:Giorno/Resto/Nazione, o anche &lt;a href="http://www.francarame.it/node/970"&gt;http://www.francarame.it/node/970&lt;/a&gt;.)?&lt;br /&gt;Forse è solo l’inizio. Per questo è bene ricordare la Storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La poetessa Desanka Maksimovic così racconta la vicenda di Kragujevac.Sessantasette anni fa...&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;FIABA CRUENTA di Desanka Maksimovic &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Avvenne in un paese di contadini &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;nella Balcania montuosa: &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;una compagnia di alunni &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;in un giorno solo morì &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;di morte gloriosa. &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Avevano tutti la stessa età, &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;scorrevano uguali per tutti &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;i giorni di scuola, &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;andavano alle cerimonie in compagnia, &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;li vaccinavano tutti &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;contro la stessa malattia. &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Morirono tutti in una giornata sola. &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Avvenne in un paese di contadini &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;nella Balcania montuosa: &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;una compagnia di alunni &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;in un solo giorno morì &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;di morte gloriosa. &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Cinquantacinque minuti prima &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;che la morte se li portasse via &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;sedevano sui banchi di scuola &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;i ragazzi della piccola compagnia, &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;e con lo stesso compito assillante; &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;andando a piedi, quanto &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;impiega un viandante &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;e così via. &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Erano pieni delle stesse cifre &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;i loro pensieri, &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;e nei quaderni, dentro la cartella, &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;giacevano assurdi innumerevoli &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;i cinque e gli zeri &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Stringevano in saccoccia con ardore &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;una manciata di comuni sogni, &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;di comuni segreti &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;patriottici e d'amore. &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;E ognuno, lieto della propria aurora, &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;credeva di poter correre molto &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;tanto ancora &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;sotto l'azzurro tetto rotondo &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;fino a risolvere &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;tutti i compiti di questo mondo. &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Avvenne in un paese di contadini &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;nella Balcania montuosa: &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;una compagnia di alunni &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;in un giorno solo morì &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;di morte gloriosa. &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;File intere di ragazzi &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Si presero per mano &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;e, dall'ultima ora di scuola, &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;si avviarono alla fucilazione &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;calmi, col cuore forte, &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;come se nulla fosse la morte. &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;File intere di compagni &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;salirono nella stessa ora &lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;verso l'eterna dimora.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5708314046372001827-1284652725573274689?l=zdravodaste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='enclosure' type='video/mp4' href='http://www.blogger.com/video-play.mp4?contentId=1c4d8f1214866150&amp;type=video%2Fmp4' length='0'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zdravodaste.blogspot.com/feeds/1284652725573274689/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5708314046372001827&amp;postID=1284652725573274689&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/1284652725573274689'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/1284652725573274689'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zdravodaste.blogspot.com/2008/10/dovere-di-insegnante-dovere-di-uomo.html' title='DOVERE DI INSEGNANTE, DOVERE DI UOMO'/><author><name>Ste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15353539648996243381</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5708314046372001827.post-6645534680458003427</id><published>2008-10-26T17:16:00.000+01:00</published><updated>2008-10-26T17:30:41.937+01:00</updated><title type='text'>STERMINIO NAZISTA IN SERBIA, ottobre 1941</title><content type='html'>Il seguente articolo e' tratto da "Storia Illustrata" del gennaio 1979:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;STERMINIO NAZISTA IN SERBIA&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;In un solo giorno 7300 morti nella città martire. È l'autunno del1941. Pochi mesi dopo la dissoluzione del regno di Jugoslavia, lapenisola balcanica è insorta contro l'occupante nazifascista. Allarivolta partigiana i tedeschi rispondono facendo strage dellapopolazione civile. di ANTONIO PITAMITZ Il 20 ottobre 1941, sei mesi dopo l'invasione tedesca della Jugoslavia, nei due Ginnasi di Kragujevac (leggi Kragujevaz), la città serba posta nel centro della regione della Šumadija, le lezioni iniziano alle 8.30, come di consueto. Sono in programma quel giorno la sintassi della lingua serbocroata, matematica, la poesia di Goethe, la fisica. In una classe, un professore croato, un profugo fuggito dal regime fascista instaurato in Croazia da Ante Pavelic, sottolinea il valore della libertà. Poco lontano, un altro spiega l'opera di un poetaserbo del romanticismo risorgimentale. La mente rivolta alle secolari lotte sostenute dai serbi per la loro indipendenza e a quella presente che cresce irresistibilmente, anch'egli parla di libertà. La voce calmae profonda che illustra i versi del poeta: "La libertà è un nettare che inebria / Io la bevvi perché avevo sete", ne nasconde a fatica la tensione, che aleggia anche nell'aula, che grava su tutti, sulla cittadina, sui suoi abitanti, e che l'eco strozzata di fucilerie lontane da alcuni giorni alimenta.Dal 13 ottobre 1941 Kragujevac e la sua regione sono teatro di una vasta azione di rappresaglia, che i tedeschi stanno conducendo con spietata decisione contemporaneamente anche nel resto della Serbia. Laferocia di cui essi in quei giorni danno prova ha una ragione specifica contingente. La rapida vittoria dell'Asse ha dissolto uno Stato, il regno dei Karadjeordjevic, ma non ha prostrato i popoli della Jugoslavia. L'illusione tedesca di una comoda permanenza in quella terra è stata presto delusa. Sin dai primi giorni dell'occupazione, i tedeschi hanno avuto filo da torcere. La guerra, che anche in Šumadija i resistenti fanno, è senza quartiere. Sabotaggi sensazionali e diversioni in grande stile si registrano sin dal mese di maggio. Linee telefoniche e telegrafiche vengono tagliate, ponti e strade ferrate saltano. Il movimento di resistenza cresce così rapidamente, ben presto è così ampio che i tedeschi e le truppe collaborazioniste del quislingserbo Milan Nedic abbandonano il presidio dei villaggi. Gli invasori si sentono troppo esposti, isolati, preferiscono arroccarsi in città. La lotta contro i patrioti la organizzano dai centri urbani, e la conducono secondo il metro nazista che misura in tutti gli slavi una razza inferiore, da sterminare. La traduzione pratica di questo principio è all'altezza della fama che si guadagnano. A Belgrado, una moto incendiata della Wehrmacht vale la vita di 122 serbi. Solo nella capitale, in sette mesi fucilano 4700 ostaggi. Incredibilmente, gli hitleriani ritengono di poter coprire con la propaganda questo pugno di ferro che calano sul paese. Le argomentazioni che diffondono sono quelle care alla "dottrina" nazifascista dell'Ordine Nuovo Europeo. Ai contadini serbi dicono di averli salvati dagli ebrei e dai capitalisti, e promettono anche disalvarli dal bolscevismo semita, che sta per essere sicuramente sconfitto sul fronte orientale. L'itinerario di questa vittoria, a Kragujevac può essere seguito sulla grande carta geografica che campeggia nel centro della città. Una croce uncinata segna la progressione delle forze dell'Asse in direzione di Mosca. Però, come altrove, nemmeno a Kragujevac terrore, repressione, lusinghe, denaro fatto circolare per corrompere, valgono a indebolire il sostegno alla lotta partigiana, a ridurne il seguito. A dare contorni netti alla situazione, le risposte alla propaganda tedesca non mancano. La carta geografica dell'Asse viene bruciata in pieno giorno.Il fuoco divora anche una delle fabbriche militari della città. Un treno di quaranta vagoni viene distrutto sulla linea Kragujevac- Kraljevo, provocando la morte di cinquanta tedeschi. Da vincitori e occupanti, i tedeschi si trovano nella condizione di assediati.&lt;br /&gt;È Kragujevac, città da sempre ribelle, che prende il suo nome da kraguj, dal rapace grifone che popolava i sui boschi, che alimenta la Resistenza della zona. È questa città di antiche tradizioni nazionali e socialiste che guida la lotta della Šumadija, il cuore della Serbia. Gli operai comunisti che costituiscono il nerbo delle formazioni partigiane vengono dal suo arsenale militare. Dalle sue case dai cento nascondigli, che hanno già ingannato turchi e austroungarici, escono le armi, le munizioni, il materiale sanitario, i libri che donne, bambini e ragazzi portano quotidianamente ai combattenti del bosco. Per contenere la sua iniziativa, per fronteggiare questa lotta di bande, che è lotta di popolo e che sconvolge gli schemi bellici dei signori nazisti della guerra, già alla fine dell'agosto 1941 Kragujevac conta la guarnigione tedesca più forte di tutta la Serbia centrale. Ma i due battaglioni e i mezzi corazzati di cui i tedeschi dispongono non sono sufficienti ad arrestare lo slancio delle tre compagnie partigiane che operano fuori della città. Né tantomeno la Gestapo è in grado di bloccare i gruppi clandestini che si annidano dentro. La loro azione anzi si fa sempre più audace, punta sul risultato militare, ma ricerca anche l'effetto psicologico. Per i partigiani, importante è non soltanto colpire il nemico, ma aiutare anche i serbi oppressi a sperare, a vivere. Una notte d'agosto, cento metri di ferrovia vengono fatti saltare in città, proprio sotto il naso dei tedeschi. È una sfida, che ha sapore di beffa. In questa situazione, la rabbia e il desiderio di vendetta dei tedeschi crescono quotidianamente. Quando nel settembre 1941, la ribellione guadagna tutta la Serbia, e conseguentemente mette radici ancora più profonde in Šumadija, il generale Boehme, comandante delle forze tedesche nel Paese, considera che la misura è colma. Il prestigio dei suoi soldati deve essere risollevato, una dura lezione deve essere somministrata ai serbi. Una spietata repressione, da condurre senza esitazione, è decisa. A rendere più chiara la direttiva che passa ai subalterni, e che precisa la "filosofia" del comando tedesco, Boehme ricorda che "una vita umana non vale nulla", e che perciò per intimidire bisogna ricorrere a una "crudeltà senza eguali". A metà settembre i tedeschi passano all'azione. La macchina si mette in moto. Per un mese la Serbia centrale è trasformata in un campo di sterminio. A decine villaggi grandi e piccoli sono bruciati, spesso, come a Novo Mesto o a Debrc, con dentro gli abitanti. I serbi muoiono a migliaia,uccisi, massacrati. A Šabac, il 26 settembre, sono 3000 gli uomini dai 14 ai 70 anni che rimangono vittime della razzia tedesca. Cinquecento muoiono durante una marcia fatta fare al passo di corsa per 46chilometri. Gli altri sono fucilati. Una sorte analoga hanno, il 10 ottobre, a Valjevo, 2200 ostaggi: finiscono al muro. "Pagano" 10 tedeschi uccisi e 24 feriti. Cinque giorni dopo, il 15, è "sentenziata" la punizione di Kraljevo, un'altra città che resiste. I plotoni di esecuzione lavorano per cinque giorni, le vittime sono 5000. Sembra impossibile immaginare una strage ancora più grande. Eppure, l'allucinante escalation non ha toccato la sua punta di massimo orrore. Lo farà a Kragujevac, e nel suo circondario. La "spedizione punitiva"comincia il 13 ottobre. Quel giorno, nel quartiere operaio di Kragujevac, i tedeschi prendono 30 uomini. Per 3 giorni se li trascinano dietro nella puntata che fanno contro il paese vicino, Gornji Milanovac. Affamati, percossi, costretti a rimuovere tronchi d'albero e a tirare fuori dal fango carri armati, adoperati come scudocontro i partigiani, sono testimoni della sorte del piccolo paese di pastori. Vivono un'agonia che ha fine solo con il grande massacro, nel quale scompaiono anche i 132 ostaggi di Gornji Milanovac. In quanto alpaese, anche questo viene bruciato. I tedeschi saldano così un vecchio conto che avevano in sospeso. Anche per questa impresa però devono pagare uno scotto. Trentasei uomini vengono messi fuori combattimentodai partigiani, che attaccano senza sosta. Di fronte a questo "smacco" la logica tedesca della ritorsione non tarda a scattare. Sarà Kragujevac a pagare, con la vita di 100 cittadini ogni tedesco morto, e con quella di 50 ogni tedesco ferito.Duemilatrecento persone sono condannate a morte. La rappresaglia punta per primo sui "nemici storici" del Reich: comunisti e ebrei. Gli ebrei maschi, e un certo numero di comunisti, 66 persone in tutto, vengono arrestati sulla base delle liste che i collaborazionisti forniscono. Ma questo non basta. Il giorno successivo, il 19 ottobre, una massiccia operazione ha luogonell'immediata periferia della città. Tre paesi, posti nel giro di tre chilometri, sono travolti della furia tedesca. Grošnica, Meckovac, Maršic bruciano, 423 uomini muoiono. A Meckovac, donne e bambini sono costretti ad assistere all'esecuzione. Lo stesso macabro rituale è imposto a Grošnica, dove si distinguono i Volontari Anticomunisti di Dimitrjie Ljotic. Il paese quel giorno celebra la festa del patrono. I fascisti serbi strappano il pope dell'altare con il vangelo ancora in mano, i fedeli vanno a morire stringendo i pani benedetti dellacomunione ortodossa. Vengono falciati tutti lì vicino, con le mitragliatrici. Così, intorno a Kragujevac si è fatto un cerchio di morte. La prova generale è compiuta. Ora si passa al "grande massacro". L'azione inizia la mattina del 20 ottobre. Alle prime luci dell'alba, gli accessi a Kragujevac vengono bloccati. Mitragliatrici sono postate nei punti nevralgici. Nessuno può più uscire dalla città, nessuno può più entrarvi. Chi, ignorando il dispositivo, si avvicina, viene ucciso. È quanto accade a uno zingaro, che arriva dalla campagna, a un vecchio che in città muove verso il mercato. Agli ordini del maggiore Koenig, tedeschi e collaborazionisti aprono la caccia all'uomo. Nessuno sfugge, nessuno è "dimenticato". Il gruppo di operai che lavora tranquillamente a un torrente, i tre popi di una chiesa, che sperano di trovare la salvezza dietro le icone. I razziatori entrano a stanare ovunque. Gli impiegati sono portati fuori dal municipio; giudici, scrivani, pubblico, dal tribunale. Dalle abitazioni vengono tratti anche gli ammalati. Un barbiere è prelevato dal negozio insieme al suo cliente, che con altri disgraziati marcia verso il suo destino, una guancia insaponata, l'altra no. Alle dieci i tedeschi irrompono anche nei due ginnasi. L'apparizione di quelle uniformi verdi armate di fucili e parabellum, infrange la normalità forzata che da tre giorni nelle due scuole vige. Il barone Bischofhausen, il comandante tedesco della piazza, il 17 ha minacciato presidi, professori e genitori di severe sanzioni se i ragazzi non frequentavano la scuola. Lo ha fatto ripetere anche per le vie della città, a suon di tamburo, dal banditore pubblico. Li vuole tutti in aula, sempre. L'ufficiale tedesco, che da civile è insegnante, combattel'assenteismo degli studenti non certo perché mosso da passione pedagogica. Chiedendo che proprio per quel giorno 20 tutti siano presenti, egli fa apparire di voler esercitare un controllo; che però si trasforma in una trappola. In realtà, egli non dimentica che i ginnasiali di Kragujevac hanno manifestato sin dai primi giorni la più violenta opposizione all'occupante. Un giovane è finito impiccato dopo uno scontro con la polizia. Il barone sa pure che anche in quelle aule la Resistenza attinge, per alimentare i suoi "gruppi d'azione", i suoipropagandisti e sabotatori. L'ispezione annunciata per quel giorno è arrivata. I registri chiesti dal barone sono pronti. Arrivando quella mattina a scuola, i ragazzi hanno cancellato i loro nomi dall'elenco. Precauzione inutile. Non c'è appello. I tedeschi entrano direttamente nelle aule, e rastrellano. Hinaus, fuori tutti quelli dai 16 anni in su. Anche il ragazzo invalido che si trascina con la stampella, per il quale invano una professoressa intercede. Anche la classe che il professore di tedesco tenta di salvare. Ai soldati che si affacciano, il professore dice, perrabbonirli, che stanno facendo lezione di tedesco. Mente. E mente una seconda volta quando gli chiedono quanti anni hanno i suoi ragazzi. Quindici dice. I tedeschi, convinti, fanno per andarsene. Ma in quel momento un alunno si alza dall'ultimo banco. È lo spilungone della classe. I tedeschi, dalla soglia si girano, capiscono, e sbattono fuori tutti. I ginnasiali raggiungono le file dei razziati, i professori in testa. Con loro, ci sono anche Mile Novakovic, insegnante di chimica, celibe, e Djordje Stefanov, di letteratura croata, anche lui rifugiato in Serbia con la moglie e le due figlie per sfuggire ai fascisti della Croazia. Quel giorno i due professori non hanno lezione. Ma quando hanno visto che in città i tedeschi rastrellavano, certi che la scuola non sarebbe stata risparmiata, sono venuti lo stesso, per essere insieme ai loro ragazzi. Li vogliono seguire fino in fondo. Andranno insieme a loro alla fucilazione. Del corpo insegnante, solo le donne non sono razziate. Dalle finestre della scuola vedono sfilare i professori e gli alunni, e "cento berretti levarsi in segno di saluto" . I ragazzi credono ancora che torneranno. Pochi sono i fortunati che riescono a filtrare tra le maglie di quella immensa rete gettata sulla città. Chi vi riesce, va a unirsi ai partigiani. Avrà sicuramente qualcuno da vendicare. Gli altri, a migliaia, ingrossano le colonne che tutto il giorno scorrono per Kragujevac dirette ai luoghi di raccolta. I razziati sono quasi 10.000,su meno di 30.000 abitanti che conta la città. I tedeschi non hanno tralasciato nemmeno il carcere. Ultimi ad arrivare, quei detenuti sono, con comunisti ed ebrei, i primi ad essere fucilati. Dai luoghi dove sono concentrati in attesa di conoscere la loro sorte, la sera di quel 20 ottobre i prigionieri sentono le prime scariche di fucileria. È l'avvio della grande carneficina. Contando sulla sorpresa, e sulla iniziale "distrazione" dei fucilatori, alcuni dei condannati riescono a salvarsi. Qualcuno fugge appena messo in riga. Altri, come Zivotjin Jovanovic, alla scarica si getta a terra anche se non è colpito, poi balza e corre. Viene ricatturato a un posto di blocco. Tenta di nuovo la fuga, e il suo guardiano gli spara a bruciapelo. Gli sfiora l'inguine. Poi dopo avergli dato il colpo di grazia nella spalla invece che in testa, lo lascia a terra credendolo morto. L'uomo striscia tutta la notte a palmo a palmo finché arriva alla casa di un amico. È soccorso, si crede in salvo. Arrivano i fascisti serbi, che lo riprendono. Dopo averlo picchiato decidono che, essendo ormai in fin di vita, tanto vale lasciarlo morire. Ma l'uomo non muore. Altri ancora devono la vita alla fortuna, alla professione, al sangue freddo che riescono ad avere anche in un tale frangente. A mano a mano che inquadrano i gruppi per condurli alla fucilazione, i tedeschi fanno la selezione. Alcuni criteri non sono molto chiari. Risparmiano, per esempio, gli elettricisti, gli idraulici, i panettieri. Altri lo sono di più. Ai loro collaboratori fascisti concedono di tirare fuori i loro amici e parenti. In questo mercato i fascisti serbi sono generosi. Arrivano a offrire dei ragazzi di 10/12 anni in cambio dei loroprotetti. Viene risparmiato anche chi è cittadino di un paese alleato dell'Asse. O che lo faccia credere. Escono romeni, ungheresi. Un dalmata si dichiara italiano. Forse lo è davvero, forse è solo un croato acculturato italiano, bilingue. Ma riesce a salvarsi, e a salvare il ragazzo che gli è accanto, affermando alla guardia, con lasua "autorità" di "alleato", che non ha ancora 16 anni. Un serbo, invece, mostra un certificato bulgaro qualunque, rilasciato dalle truppe di Sofia che occupano il suo Paese di origine, e viene messo daparte. Non fa nulla invece per salvarsi Jovan Kalafatic, professore, insegnante di religione, che invece potrebbe. Tutti sanno che è un fascista convinto. A scuola sospettano anche che sia un delatore, che alcuni professori progressisti siano finiti in galera per opera sua. Basterebbe che dica chi è. Kalafatic invece tace. Tace anche quando passano i fascisti serbi per la "loro" selezione. Forse, nelle lunghe ore della tragedia passate con il suo popolo, deve aver capito la vera natura dell'Ordine Nuovo nel quale crede. Va, volontariamente, allafucilazione con gli altri. Vanno volontari anche due vecchi genitori che non vogliono abbandonare i figli. Alla fucilazione vanno, divisi in due gruppi, anche i 300 studenti ginnasiali e i loro professori. Alla testa di un gruppo vi è il preside del ginnasio. L'altro gruppo marcia verso la morte in fila indiana, le mani sulle spalle, come dovessero danzare il kolo, la danza nazionale serba. Poi, cantano. Intonano "Hej Slaveni!", l'inno antico e comune a tutti gli slavi. Cadono cantando. Il massacro dura a lungo. Su un fronte di morte lungo oltre dieci chilometri, fuori della città le armi crepitano fino alle 14 del giorno 21 ottobre. Settemilatrecento uomini di Kragujevac dai 16 ai 60 anni cadono divisi in 33 gruppi. Dovevano essere 2300. I tedeschi hanno più che triplicato il "coefficiente dichiarato" di rappresaglia. I graziati sono circa 3000. Molti di questi sopravvissuti rientreranno a piangere un morto. Kragujevac onora la memoria dei suoi fucilati il sabato successivo al massacro. Il rito ortodosso per il quale il sabato è il giorno dei morti, vuole anche che per ogni morto sia accesa una candela gialla e per ogni candela, cui si accompagna un pane che è da benedire con il vino santo, il pope reciti la parola dei defunti. I sacerdotirimasti a Kragujevac sono solo due. Altri sette sono stati fucilati. Ma il rito deve essere compiuto. Mentre le donne piantano le candele, presentano i pani, gridano il nome del defunto, i due preti cantano l'antica preghiera della liturgia veteroslava. Dandosi il cambio pregano per ventiquattro ore, dalle sette alle sette. Inutilmente i nazisti tentano poi di nascondere la verità sulla strage, alterando registri, imbrogliando le cifre, esumando e cremando cadaveri. Kragujevac ha fatto il "suo" appello. È la prova che Zivotjin Jovanovic, l'uomo sopravvissuto tre volte, porta ai giudici di Norimberga: "...Quell'ottobre del 1941 a Kragujevac furono esposte più di settemila bandiere nere... nella chiesa vennero presentati e benedetti in un giorno più di settemila pani... E furono accese settemila e trecento candele...".&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5708314046372001827-6645534680458003427?l=zdravodaste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zdravodaste.blogspot.com/feeds/6645534680458003427/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5708314046372001827&amp;postID=6645534680458003427&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/6645534680458003427'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/6645534680458003427'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zdravodaste.blogspot.com/2008/10/il-seguente-articolo-e-tratto-da-storia.html' title='STERMINIO NAZISTA IN SERBIA, ottobre 1941'/><author><name>Ste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15353539648996243381</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5708314046372001827.post-1517274524263072246</id><published>2008-10-26T12:38:00.001+01:00</published><updated>2008-10-26T12:38:20.981+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>PROVA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5708314046372001827-1517274524263072246?l=zdravodaste.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://zdravodaste.blogspot.com/feeds/1517274524263072246/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5708314046372001827&amp;postID=1517274524263072246&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/1517274524263072246'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5708314046372001827/posts/default/1517274524263072246'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://zdravodaste.blogspot.com/2008/10/prova.html' title=''/><author><name>Ste</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15353539648996243381</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
